GEAPRESS – E’ un vero e proprio calvario quello subito dalla Sig.ra Elvira. Una donna che oltre ad accudire i propri cani non riusciva a voltare le spalle ai tanti randagi della zona. Siamo a Tricarico, in provincia di Matera. La Sig.ra Elvira nella casa di campagna ha quattro cani, tre femmine labrador e un pit bull, maschio (vedi foto). Intorno alla campagna tanti randagi. Tutto ha inizio sul finire della scorsa estate. Zeus, il pit bull, viene trovato impiccato al cancello della casa. Poi a seguire cominciano a sparire le tre femmine. Sparite nel nulla, racconta la signora. E poi tocca ai randagi della zona.

Poco prima erano girate alcune voci che riferivano di galline trovate sgozzate in una campagna vicina. La colpa viene attribuita ai cani. Una ritorsione, pensa la Signora Elvira, quella contro i suoi cani. Forse è lo sfamare i randagi della zona che non viene perdonato. “Secondo alcuni – riferisce Elvira a GeaPress – i randagi si devono impiccare, è così che si devono trattare i cani”.

Dall’impiccagione di Zeus, è uno stillicidio continuo. Una sera la signora Elvira  sente dei guaiti, spera sia uno dei suoi cani scomparsi, corre, cerca, finché lo trova. E’ uno dei sei randagi a cui dava da mangiare. E’ stretto in un laccio-cappio di metallo. Il cane è agitato e sofferente. Il cappio lo stringe all’altezza dell’addome. La signora con l’aiuto del figlio cerca di liberarlo, procurandosi un morso sulla mano. Infine, ci riesce. Il cane appena libero scappa terrorizzato. Non si farà più avvicinare.

La Forestale, nel frattempo, viene a fare un sopralluogo. Altri due lacci cappio perfettamente funzionanti. Filo metallico, di quello utilizzato per i freni delle biciclette. Ai bracconieri servono per catturare la fauna selvatica. In questo caso, però, servivano ad uccidere i cani.  “Ho pianto  i miei cani – riferisce Elvira – ma di alcuni non so neanche che fine hanno fatto. Chi può capire il dolore che si prova? – aggiunge disperata – Sembra che amare un animale sia un peccato.

Passano i giorni, le settimane ma lo sterminio non si ferma. Un altro randagio viene trovato morto, incastrato sotto la rete di recinzione di un terreno.

Avevo chiesto un aiuto morale in quei terribili giorni – ricorda nel suo racconto Elvira – avevo chiesto di aiutarmi a vivere perché in quei giorni il dolore della perdita dei miei cani era troppo, immenso, pensavo che il mio cuore non ce l’avrebbe fatto a reggere. Non ho avuto risposta da nessuno. Una sola persona mi è stata molto vicina,  una volontaria, Marinella, che ringrazio infinitamente. Ma poi niente.”

Elvira ha denunciato i fatti sia alla Forestale che ai Carabinieri. Ma chi si è macchiato di tanti crimini è ancora impunito.

Oggi non ho più molte lacrime, vivo nel ricordo di quei cani, mi mancano tanto erano la mia vita, in un momento difficile della mia vita ho continuato a vivere per loro…. adesso – conclude Elvira – sto morendo per loro”.

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