GEAPRESS – Ha la voce rotta dal pianto. La signora Felia, non riesce proprio a pensare a Pastrocina (nella foto), la gattina che era nata in un incavo della sua casa di Sarmede, in provincia di Treviso. Felia era riuscita ad accattivarsi le simpatie di una gattina randagia. Era gravida e pochi giorni dopo partorì in quell’incavo del muro esterno, due bellissimi gattini. La femminuccia aveva il muso tutto pastrociato, come le macchie di inchiostro sui quaderni di una volta. La signora Felia, la volle chiamare come i colori del suo musetto e Pastrocina ricambiò l’affetto volutole rimanendo però un pizzico selvaggia, come la mamma.

Poi un giorno Pastrocina non è tornata. “Mi sono preoccupata – dice la signora Felia – quei colpi di fucile che sento a Rugo di Sarmede, ai piedi del Cansiglio, per me sono un incubo, turbano l’armonia della natura“.

La signora Felia inizia a cercare la sua Pastrocina. Non era mai capitato per così tanto tempo. La gattina è scomparsa domenica 29 gennaio, ma fino a mercoledì di lei nessuna notizia. In questo periodo di grande freddo, ricorda la signora Felia, il suo posto sarebbe dovuto essere vicino alla stufa a legna. Ed invece si inizia a cercare, tra la vegetazione spesso di rovi ed arbusti che confina con il bosco. Un terreno in pendenza e scivoloso. Poi Pastrocina sembra rispondere alla signora.

Sono sicura che era lei – continua nel suo racconto – aveva un miagolio tipico. Mi sono fermata ma il miagolio proveniva da una zona impervia. Ho chiamato vari numeri delle emergenze, ma niente. Al mio appello – aggiunge la signora Felia – hanno risposto subito un Vigile Urbano di Sarmede che era fuori servizio e Marcello, un volontario dell’ENPA di Conegliano“.

I due soccorritori, giunti sul posto, riescono a vedere un gatto morto. Tranquillizzano la signora. “Non può essere la sua gatta – le dicono cercando forse di rincuorarla – questo è sicuramente morto da tempo“. La signora Felia è lo stesso dispiaciuta, pensa alla fine di quel povero gattino ma almeno la sua Pastrocina è viva, sebbene nel dirupo, dove era certa di averla sentita miagolare. Ed invece, da quel fosso con la vegetazione inestricabile, i due soccorritori portano sù proprio il corpo Pastrocina.

Dal referto veterinario risulta il foro procurato da un pallino di piombo che è ancora lì, dentro Pastrocina. La gatta però, non ha perso sangue, segno questo che quando qualcuno le ha sparato, potesse già essere morta. Presentava, invece, varie ferite sul corpo, sebbene superficiali, e la rottura del collo.

Mi hanno riferito che la cosa più probabile è che la gattina sia stata aggredita dai cani da caccia – dice la sua padrona – Poi le hanno sparato i pallini di piombo“. La signora Felia vuole ora conoscere chi ha mirato sulla sua Pastrocina. “Voglio sapere perché l’ha fatto, spero sia pentito, che appenda quel fucile al chiodo” dice quasi piangendo.

Le fotografie di Pastrocina, viva e morta, sono ora in un volantino che è stato messo in evidenza anche nei negozi dei paesi della zona. C’è il numero di telefono della signora che vuole incontrare l’uccisore di Pastrocina. I negozianti hanno accolto ben volentieri l’invito, in molti si sono informati, hanno voluto sapere di più e si sono messi a disposizione. Tutti tranne uno. L’armeria di un paese del comprensorio.
 
Si sono rifiutati – riferisce la signora Felia – al mio conoscente che li aveva invitati ad appendere la locandina gli hanno risposto che potevo metterla sul mio cappotto“.

Felia ci mostra il referto sia del Veterinario libero professionista che dell’Istituto Zooprofilattico. Non si da pace e vuole conoscere chi le ha portato via Pastrocina.

Vorrei che colui il quale ha sparato – dice Felia – avesse il coraggio di presentarsi, vorrei non rinnovasse il tesserino di caccia e non sparasse più. Non è stato ucciso “un” gatto, bensì un essere vivente unico ed irripetibile – tiene a sottolineare la signora – E’ dotato di una propria personalità singolare, un essere vivente della specie felina che, come gli esseri viventi della specie umana, provava piacere e dolore, aveva una propria storia, un proprio bagaglio di esperienze, una vita affettiva e numerose relazioni sociali, aveva abitudini, interessi, preferenze e simpatie! Vorrei far capire – conclude Felia – a chi le ha sparato e ha addestrato dei cani alla caccia che quando si uccide si causa dolore a chi se ne va e a chi rimane, umano o felino o di altra specie che sia“.

Per l’armeria, però, valgono evidentemente altri risultati.

Purtroppo da settembre a gennaio – conclude Felia – c’è la stagione della caccia. Il silenzio è lacerato dagli spari che rimbombano nella vallata. Ci si fa l’abitudine? No. Io sussulto ancora ad ogni sparo e spero di non doverne più udire“.

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