GEAPRESS – Ha preso la pistola, ha legato il cane bulldog ad una inferritata, ed ha sparato contro di lui ben trentadue volte. Ai raggi X, di proiettili calibro 22, ne sono stati rinvenuti trenta.  Accanto al povero animale, pure un wurstel avvelenato con dell’insetticida. Il cane, incredibilmente, era ancora vivo ed è stato poi eutanasiato da un veterinario.

Il responsabile dell’efferato gesto è Paul Bevan-Xenelis, di anni 39 (nella foto), un impiegato del Doylestown Country Club, un resort con campi da golf nei pressi di County Theater, in Pennsylvania. Paul Bevan-Xenelis, subito licenziato dal posto di lavoro, avrebbe dichiarato che il cane aveva morso una persona continuando a dare segni di aggressività. Avrebbe inoltre ammesso di avere sparato una sola volta. I fatti sono accaduti lo scorso 24 luglio, ma l’arresto è stato reso noto poche ore fa.

L’uomo, in attesa del processo, dovrà pagare una forte cauzione per ritornare in libertà. Rischia ora cinque anni di carcere. Questo nonostante in Pennsylvania i reati di abusi sugli animali sono considerati misdemeanors, ovvero reati minori.

In Italia, dove invece l’uccisione di un animale è un reato delitto, ovvero un reato più potente, la pena massima è di appena due anni di carcere. Insufficente per l’arresto in flagranza di reato e per fornire sufficienti mezzi investigativi. E’ invece adatta, a parte la teorica previsione, per non finire mai in prigione, salvo rari casi che riguardano persone con particolari condanne alle spalle. La pena detentiva, infatti, deve essere commutata in sanzione pecuniaria o in misure alternative alla detenzione. Di fatto, per chi ad esempio si è permesso di tagliare la testa a degli animali, la condanna è stata di appena due mesi di prigione, pena sospesa (vedi articolo GeaPress, attenzione immagini forti).
 
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