cuccioli est
GEAPRESS – E’ di appena due giorni addietro la notizia diffusa dal Corpo Forestale dello Stato, delle condanne emesse dal Tribunale di Lodi nei confronti di alcune persone accusate di  maltrattamento di animali, frode in commercio e falsificazione di passaporti canini.

L’accusa aveva supportato l’ipotesi di  importazione e commercializzazione di cuccioli di razza provenienti dall’Ungheria. Il processo è nato da un’operazione condotta nel 2009 del Corpo forestale dello Stato di Milano e Lodi ed aveva comportato il sequestro di 112 cuccioli poi affidati a privati cittadini grazie all’impegno dell’ENPA di Milano. Tutti i cuccioli, secondo la sentenza del Tribunale di Lodi, sono ora andati a confisca.

Basta però già la data di intervento della Forestale, per intuire come i procedimenti ben supportati, che arrivano cioè a superare le barriere della difesa, sono forse un po’ troppo lunghi per costituire un vero deterrente alla valanga di soldi che alimenta tale traffico. Un commercio che non conosce sosta grazie anche all’esiguità della pena.

Uno spaccato drammatico del mondo che si cela dietro i trafficanti è stato recentemente fornito da una inchiesta giornalistica realizzata dalla RSI (Televisione della Svizzera italiana). Trafficanti che nei paesi di orgine si collocano su più livelli di malaffare. Diverse organizzazioni, alcune familiari, intercettate dallla TV Svizzera che si è avvalsa della collaboraizone di Ermanno Giudici, presidente dell’ENPA di Milano e Capo Nucleo delle Guardie Zoofile del capoluogo lombardo.

A tu per tu con i trafficanti fino ad entrare nell’allevamento di quello che è forse uno dei più grossi esportatori dell’est Europa. Affari ricorrenti e spesso con allusioni, riferite dagli stessi commercianti, a validi aiuti assicurati in Italia. Giri strani di microchip e, in molti casi, la più attesa delle dichiarazioni. I cuccioli, cioè, arriverebbero in Italia sotto i limiti di età che invece richiederebbe la legge.

Allevamenti fai da te, che si avvalgono di intermediari-trasportatori che fanno da punto di contatto tra le tante case dove si allevano i cani, fino ad arrivare al grande allevatore. Viene da chiedersi come tali strutture possono così tranquillamente operare.

In tal maniera, riferisce la nota diffusa dall’ENPA di Milano, si è anche documentando come i cuccioli vengono spediti in Italia,  Francia,  Spagna e  Germania. In altri termini sembrerebbe difficile poter trovare sul mercato cuccioli che superino i 60 giorni di età perché i “cucciolifici” devono vendere cani sempre più giovani. Chi controlla, allora i passaporti?

L’ipotesi è quella che i commercianti devono essere accontentati. Cuccioli piccoli per far presa sull’acquirente, ma anche per ridurre i costi di mantenimento degli animali, che vengono spediti appena possono essere autonomi.

La giornalista Katia Ranzanici, con il regista Philippe Schafer e il Capo Nucleo delle Guardie Zoofile dell’ENPA di Milano Ermanno Giudici, si sono così recati in Slovacchia per capire cosa si nascondesse dietro un fenomeno preoccupante, anche sotto il profilo sanitario. Non pochi paesi dell’est sono infatti affetti dalla rabbia ed il pericolo di un passaggio del pericoloso virus, come confermato anche da un Veterinario svizzero nel corso della presentazione dell’inchiesta, non è da sottovalutare.

Grazie all’uso di telecamere nascoste, gli inviati della TV Svizzera, avvalendosi dell’esperienza di Ermanno Giudici, hanno potuto documentare tutti gli incontri avuti con i venditori e registrare e loro dichiarazioni. Non sono utilizzabili per un processo in Italia, ma vengono molto a supporto delle tesi investigative che da tempo circolano nell’ambiente delle forze di polizia che contrastano il fenomeno. I passaporti, cioè, potrebbero essere contraffatti sulla data di nascita del cane oltre che
sulla reale esecuzione del vaccino contro la rabbia, obbligatorio per direttiva europea.

Tristissime le dichiarazioni di alcuni acquirenti svizzeri che avevano comprato il cagnolino appena oltre frontiera, ovvero in Italia.  Secondo le testimonianze raccolte dalla TV Svizzera erano poi dovuti incorrere in ingenti spese veterinarie, per non parlare della stessa  morte del cucciolo.

Intanto, anche per quest’anno, i “regali di Natale” provenienti dall’Europa dell’est sono arrivati. L’invito dell’ENPA è sempre lo stesso. Chi desidera un cane si dedichi veramente ad una buona azione, adottando uno dei tanti trovatelli ospiti dei rifugi.

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