cuccioli
GEAPRESS – Un nuovo sviluppo di indagine quello che, stante il comunicato diffuso oggi dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Trieste, ha portato all’esecuzione di 10 provvedimenti cautelari per i presunti componenti di una associazione a delinquere dedita al traffico di cuccioli. Un sequestro non recente, avvenuto all’incirca un anno addietro,  che collega i traffici di cuccioli con le province di Biella, Brescia e Bergamo.

Ora lo sviluppo inatteso delle indagini condotte dal Gruppo di Trieste della Guardia di Finanza e coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Trieste Dott.ssa Maddalena  Chergia. Il sequestro che ha fornito l’input è stato quello di dodici cuccioli avvenuto all’incirca un anno addietro proprio al passo di Trieste. Stipati nel furgone, riferisce la Guardia di Finanza, all’interno di cartoni nascosti tra i bagagli. Poi i sospetti sulla documentazione prodotta e sui flaconi medicinali.

Le indagini, che si sono avvalse dell’ausilio di intercettazioni telefoniche, hanno portato ai risvolti ora comunicati. Questo dopo aver individuato la trama di quella che si pensa essere una associazione a delinquere. Un reato grave che prevede peraltro anche l’arresto in flagranza.

Ad essere indagate sono in tutto 12 persone di cui 10 sottoposte a misura cautelare ed a sua volta in sette con la restrizione in carcere così come convalidato dal GIP del Tribunale di Trieste dr. Guido Patriarchi. Tutti rumeni, eccetto un italo-francese ed un italiano. Questi ultimi due vincolati all’obbligo di firma.

La mente, però, era in Romania. In Italia, secondo i rilievi investigativi, avveniva il “riciclo” dei cuccioli, ovvero il presunto utilizzo di documentazione artefatta utile a far figurare i poveri animali come nati nel nostro paese. La vendita, poi, avveniva  via internet.

Oltre all’associazione a delinquere sono stati contestati altri reati gravi come la falsificazione documentale, la frode in commercio e la truffa. Contestato anche il maltrattamento di animali ed il traffico illecito di animali da compagnia (legge cuccioli). Una operazione che nel complesso sembra calcare il modello investigativo già messo in atto dalla Squadra Mobile di Padova che aveva evidenziato come nei paesi di orgine, il quel caso l’Ungheria, i cuccioli erano allevati direttamente in casa (vedi articolo GeaPress ). Una mente locale provvedeva poi al loro ritiro ed invio, verosimilmente con l’ausilio di documentazione falsificata, in Italia.

Nel caso ora comunicato a Trieste, si conferma ancora una volta l’alta remuneratività di questi traffici oltre che la vendita in strada. Come già successo nel corso di altre operazioni condotte dalla Forestale e dalla Polizia di Stato, avvenute in questi casi in Emilia Romagna e Toscana, la vendita avviene presso i caselli autostradali. La Guardia di Finanza di Trieste ha ora messo in luce la consegna a domicilio ma dietro pagamento di sovrapprezzo. Altro modus operandi era invece sulla risposta da dare nel caso il potenziale acquirente voleva vedere l’allevamento: distante, scomodo da raggiungere e sconsigliato per i cani, essendo allevati (dicevano i presunti trafficanti) in ambiente asettico. Eppure in molti si fidavano.

Le Fiamme Gialle di Trieste, avrebbero  intercettato numerose  spedizioni al confine italo-sloveno, ed effettuato decine di perquisizioni in Lombardia e  Piemonte con la collaborazione della Guardia di Finanza di Brescia, del Gruppo di  Bergamo, della Compagnia di Biella e della Tenenza di Desenzano sul Garda.

In un anno, nello stesso filone di indagine, sono rientrati  numerosi  sequestri operati sempre dai Finanzieri. Tra questi, quello avvenuto qualche mese addietro di undici American Staffordshire Terrier. Un sequestro insolito, essendo la varietà di cane tipicamente ambita anche per usi non propriamente da compagnia. Al vaglio degli investigatori anche il caso di alcuni cuccioli deceduti. Quelli, invece, complessivamente entrati nell’indagine sarebbero almeno un centinaio.

Significativo, in ultimo, quanto asserito nel comunicato della Guardia di Finanza sullo smaltimento dei cadeverini. “Emblematiche – riporta il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di trieste – sono alcune conversazioni telefoniche intercettate nelle quali gli indagati  danno istruzioni sul come disfarsi dei cadaveri dei cuccioli e in merito agli accordi per la  sostituzione dei cani già venduti ma subito deceduti, come se si trattasse di merce fallata da cambiare”.

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