cuccioli est
GEAPRESS – Un aumento vertiginoso  quello dell’importazione illegale di cuccioli nel Regno Unito che, secondo un recente dossier della RSPCA (Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals) sarebbe pari all’88%. Ad influire, secondo la più antica associazione di protezione animale inglese, il cambio delle regole in tema di quarantena.

I cani, proverrebbero soprattutto dall’europa centrale ed orientale. In particolare si tratterebbe di provenienze ungheresi, lituane, romene e polacche. Il sospetto è che questi cani non vengono dichiarati per finalità commerciali.

Nel 2013, afferma sempre la RSPCA, si sono registrati significativi interventi di polizia che hanno riguardato la presunta importazione illegale, specie dalla Lituania, Romania e Polonia. Un fatto che assume un aspetto ancora più significativo alla luce della diminuizione delle importazioni legali che sarebbe invece avvenuto nel 2012. Per la Protezione Animali inglese, tale fenomeno potrebbe essere determinato dalle lacune emerse dopo la modifica delle norme sull’importazione dei Pets. Forse una sottovaluzione delle autorità governative inglesi, avvenuta già nel 2010, sui potenziali rischi di veicolazione della rabbia. La RSPCA sottolinea a questo proposito l’endemicità della malattia in alcuni paesi esportatori.

Si ricorda che la Gran Bretagna ha sempre avuto una rigida disciplina sull’importazione dei cani, che finora l’aveva resa immune dalla rabbia che invece è presente oltremanica.

Comuni ad altri paesi sono ora le accuse che vengono rivolte sull’importazione dei cuccioli. Vendita  via internet, cani con età inferiore al limite consentito per la loro importazione, mancanza di vaccinazioni adeguate, timbri veterinari del paese importatore dubbi e difformità tra i dati dichiarati nella documentazione cartacea e quella desumibile dal microchip.

A movimentare il commercio, è il basso prezzo di vendita dei cani. Un cucciolo, infatti, viene venduto ad un prezzo compreso tra le 500 e le 700 sterline. Anche una singola importazione di cinque-sei cani al massimo, potrebbe così garantire margini di profitto elevati. Il proprietario, però, rischia di trovarsi innanzi un cane malato che lo espone ad elevati costi. Un problema, anche alla luce di una certa riluttanza a dichiarare un acquisto probabilmente viziato

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