testa capretto
GEAPRESS – Sarebbe stato il settore del commercio del pesce, molto attivo nel paese di Porticello (PA), ad essere preso di mira nelle diverse attività del mandamento mafioso di Bagheria. Così, infatti, emergerebbe dalle indagini ambientali rese note dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo che ha sgominato stamani, nel corso dell’operazione “Reset”, lo storico mandamento.

Trentuno fermi di polizia nei confronti di capi e gregari accusati di svariati reati tra cui quello di associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio, sequestro di persona, estorsione, rapina, detenzione illecita di armi da fuoco e danneggiamento a seguito di incendio.

In tutto, nel corso delle indagini, sono state documentare  44 estorsioni, quattro danneggiamenti a seguito di incendio, una rapina e una tentata rapina. Quattro i progetti di rapina sventati grazie all’intervento “preventivo” dei Carabinieri.

Il mercato del pesce di Porticello, uno dei più attivi del sud Tirreno noto alle cronache anche per i sequestri di Tonno rosso, era così finito nelle mire dell’organizzazione criminale. Una struttura che  si riassemblava secondo i vecchi schemi della più tipica organizzazione di stampa mafioso: capo, vice capo, reggente e soldati.

Un  quadro storico, anche dal punto di vista territoriale, che si ricompone nei centri abitati dell’hinterland meridionale della città di Palermo e che ricorre, per minacce ed estorsioni, ai più tipici protocolli dell’organizzazione mafiosa. Per indurre a non parlare, serve ancora la testa di capretto o di maiale.

Nelle intercettazioni rese note dai Carabinieri si sente programmare una intimidazione di questo tipo. Il suggerimento, poi attuato, è quello di ricorrere ad una testa di capretto ove posizionare “due cartucce di fucile e gliele mettiamo in bocca, nella testa di capretto

Già nella fase di programmazione, appare chiaro il significato delle due cartucce in bocca. Queste, infatti, dovevano essere accompagnate di un biglietto con la seguente scritta: “stai attento con chi parli“. Il destinatario avrebbe così capito subito.

All’intimidazione poi attuata, ne viene però suggerita un’altra: una testa di maiale da recapitare, gettandola, sempre nei pressi del cancello. Anzi, in un primo momento, la testa del “porco” viene giudicata ancor meglio di quella del capretto.

Alle indagini dei Carabinieri hanno collaborato e contribuito numerosi commercianti della zona. Un muro di omertà che va sgretolandosi. Così il movimento antimafia Addiopizzo ha commentanto l’operazione di oggi rilevando il contributo  fornito dai  commercianti supportati dalla stessa associazione.

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