GEAPRESS – Tutto nasce nel novembre 2009. La Polizia Municipale rinviene nei pressi dell’ex discarica di Dignano (UD) tre cani boxer ed un rottweiler con la testa decapitata. L’esame autoptico accerta che gli animali in vita erano sani e che non gli era stato somministrato alcun sedativo prima di ucciderli. Il referto fa pertanto ipotizzare non solo la dimestichezza non comune all’uso di armi da taglio, ma anche che gli animali dovessero essere abituati alla presenza di chi poi li ha crudelmente uccisi.

Le indagini hanno una improvvisa svolta nel gennaio 2010. Una segnalazione arriva alla Forestale di Coseano (UD) circa l’abbandono di una carcassa di animale nelle campagne di Majano (UD). Vengono forniti degli estremi utili (purtroppo non della targa) per risalire quantomeno alla tipologia del veicolo. Appena due settimane dopo altre carcasse di animali. Una capra, un’anatra e diversi piccioni. Tutti a San Daniele del Friuli, sempre in provincia di Udine, ma questa volta nel territorio comunale di Ragogna.

Un escalation preoccupante. Le indagini si avvalgono ora della Squadra Mobile di Udine e dell’ausilio della Polizia Scientifica. Nel sopralluogo disposto a San Daniele del Friuli, congiuntamente alla Polizia Municipale, viene rinvenuta anche una ciotola di sangue contornata da pezzi di pannocchie e palline di mollica di pane. E’ proprio questo ultimo ritrovamento che induce gli inquirenti sulla pista dei riti di una strana setta. Non è più ipotizzabile il solo, pur grave, gesto di crudeltà nei confronti degli animali.

Nel frattempo, sempre nelle campagne di Majano, vengono rinvenuti altri animali decapitati, tra cui una capra ed una gallina. Le indagini si intensificano anche perché gli abitanti del posto iniziano giustamente a preoccuparsi. E’ ormai quasi una questione di allarme sociale. Si indaga, in particolar modo, nei confronti di persone già segnalate per attività in sette religiose con prevalenza di riti e sacrifici anche a sfondo sessuale. Gli esperti contattati indirizzano verso una precisa ritualità riconducibile a sette di ispirazione sudafricana o caraibica. Vi sono, inoltre, gli indizi già in possesso degli inquirenti, tra cui il tipo di veicolo dal quale erano stati visti lanciare parti di animali.

Il cerchio inizia a chiudersi su un quarantaseienne di origine sudamericana residente a Majano ed un imprenditore trentacinquenne da un anno trasferitosi da San Daniele del Friuli a Venezia. Dalle perquisizioni domiciliari emergono le prove che i due nella vicenda sono pienamente inseriti. Di particolare rilievo appare subito la documentazione informatica. Saltano così fuori le fotografie degli indagati mentre uccidono gli animali, e di altre persone in corso di identificazione che si cospargono di sangue. Questi ultimi sarebbero gli “iniziati”. Finanche la più orrenda delle foto: una bambina neonata “battesimata” con il sangue che sgorga dal collo di una capra.

Gli indagati, a questo punto, rivendicano la libertà di professare la loro religione Yoruba, sincretismo nato nelle isole caraibiche tra riti africani e cristiani.

Le indagini della Polizia di Stato, del Corpo Forestale dello Stato e della Polizia Municipale sono state coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Udine dott. Marco Panzeri. I due uomini sono stati denunciati per uccisione di animali. Considerata l’elevata mole di materiale documentale rinvenuto nelle case dei due, si suppone che gli adepti possono essere decine.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

N.B.: SI AVVISA CHE LE IMMAGINI SOTTOSTANTI SONO PARTICOLARMENTE CRUDE.