memole
GEAPRESS – Dovrebbe essere finita così come in molti speravano non doveva finire.  La vicenda è quella della gattina Memole, ovvero la micetta finita giù da un albero di Torino  dopo che era stato utilizzato l’idrante dei Vigili del Fuoco (vedi articolo GeaPress).

La ragazza che denunciò il tutto ne ha fatto ora una dolorosa nota nel suo account facebook. “La causa è stata archiviata perchè non vi è dolo“. Parrebbe, a questo proposito, che la difesa abbia sostenuto l’intenzione di spingere la gatta verso il tronco centrale. Non certo, cioè, di volerle procurare la morte. Dall’albero di via Bologna, però, quella gattina volò giù morendo poco dopo.  Ad ogni modo, mai nessun riprovero ai Vigili del Fuoco, ma solo eventuali responsabilità personali che allo stato, però, sarebbero state del tutto escluse.

Cosa significa, però, che non c’era il dolo?

Tralasciando del tutto la specifica vicenda di Torino, il dolo rappresenta la condotta messa in atto con volontà di compierla. Se poi l’ipotetico compimento è anche fattispecie di reato, si può venire giudicati dalla legge. In altri termini, un  discorso è se una persona ubriaca  investe un cane procurandone la morte. Un altro discorso è se invece viene messa in pratica una intenzione di uccidere. Se al posto del cane ci fosse stato un uomo, si tratterebbe, nel primo caso, di omicidio colposo. Nel secondo, invece, doloso. Entrambe le possibilità vengono giudicate dalla legge, sebbene con previsioni di pena diverse. Se invece si tratta di cane (o altro animale) è certamente confermabile solo la seconda ipotesi.

In altri termini è una delle tante malformazioni, spesso sottaciute, della legge 189/04 che dovrebbe proteggere gli animali dai maltrattamenti. Questo anche alla luce del fatto che alla prima lettura del testo avvenuta alla Camera, erano state considerate anche le condotte colpose. Poi, invece, saltò l’intento senza che al fatto venisse dato particolare rilievo.

Forse, non è un caso che le persone finora individuate in Italia per avere seppellito o gettato nell’immondizia cani  risultati poi vivi, abbiano dichiarato di aver creduto l’animale già morto. Nessuna volontà di maltrattare o uccidere. Dunque il reato semplicemente non c’è.

Ritornando a Torino, è pur vero che in molti avevano escluso l’intenzionalità del Vigile del Fuoco di causare maltrattamento o morte alla povera gattina. Incuranza, forse, ma anche questa è una condotta colposa. Dunque la legge ha fatto il suo corso.

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