GEAPRESS – Ungheresi con cani beagle, un cittadino di origine marocchina con un furetto ben addestrato, ma anche senzatetto e mendicanti da sempre, che utilizzano animali soprattutto d’affezione. Ci sono poi, come caso a parte, questuanti con il cane fedele compagno di sventura. Tutti nel centro storico di Torino, denuncia la sezione locale dell’Associazione Animalisti Italiani Onlus.

Come distinguere chi realmente si fa accompagnare dal cane compagno di vita, dagli individui avvezzi ad utilizzare animali al fine di percepire un facile guadagno? Quali condizioni di benessere è possibile avere garantito in questi casi? La vicenda è delicata anche perché, come è facile immaginare, la strada verso le accuse di razzismo, si presenta alquanto spianata. Occorre però dire come stanno le cose e per questo basta fare un giro per il centro storico. I mendicanti di “professione” con cane allegato sono in genere nomadi ed altre persone provenienti dall’est Europa e dal nord Africa. Forse, basterebbe una disposizione certa che vieti l’accattonaggio con animali e le cose andrebbero diversamente.

Torino ha un suo Regolamento in merito alla tutela degli animali. Lo stesso che vieta i botti, ma con deroga, come nel recente caso dei giochi d’artificio esplosi per la festa di San Giovanni che è coincisa con la vittoria dell’Italia e l’entrata in semifinale ai campionati europei (con buona pace dei cani massacrati in Ucraina). L’art. 9, al comma 22, dispone così:
”E’ vietato, su tutto il territorio del Comune di Torino, nella pratica dell’accattonaggio, utilizzare animali in stato di incuria, denutrizione, precarie condizioni di salute, in evidente stato di maltrattamento, impossibilitati alla deambulazione o comunque sofferenti per le condizioni ambientali in cui vengono esposti. E’ altresì vietato l’accattonaggio con cuccioli di qualsiasi specie animale di età inferiore ai 180 giorni. Gli animali non possono comunque essere soggetti attivi dell’accattonaggio. I cuccioli e gli animali di cui sopra saranno sequestrati a cura degli Organi di Vigilanza e ricoverati presso il Canile Municipale.”

Dunque – riferisce Michele Di Leva responsabile della rappresentanza torinese di Animalisti Italiani – se l’animale d’affezione è sano, provvisto di documentazione sanitaria e di un adeguato apporto idrico e alimentare, può essere utilizzato per l’accattonaggio“. Peccato che all’interno di questo caso, sottolineano sempre da Animalisti Italiani, ci sono anche quelle situazioni quantomeno discutibili di mendicanti avvezzi al cane-esca.

Proprio a Torino, nel passato, ci sono stati cani e gatti ”intenti” all’ accattonaggio, rinvenuti privi di cure veterinarie. Alcuni del tutto privi di ciotola d’acqua, finanche in piena estate. Non sono mancati i cani rubati. Anzi, a tal proposito è bene ricordare il lieto fine di un episodio che si è concluso con l’abbraccio del proprietario che temeva di aver perso per sempre il suo amato cagnolino.

In conclusione, occorre occhio ”clinico” nel visualizzare ciò che è lecito e ciò che non lo è. Nel caso di dubbio è opportuno rivolgersi al pronto intervento della Polizia Locale di Torino, da sempre molto solerte nell’intervenire quando è opportuno, supportata dai veterinari dell’ASL Zonale.

La rappresentanza torinese dell’associazione Animalisti Italiani Onlus – precisa Michele Di Leva – è da sempre molto attenta alla questione e non di rado è intervenuta su richiesta di cittadini o per coadiuvare le forze dell’ordine oltre che nel monitorizzare il cuore della città, laddove il fenomeno è senz’altro più accentuato”.

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