GEAPRESS – Crush video, ovvero le perversioni sessuali filmate e, a volte, messe in rete. Per eccitarsi si torturano animali mostrandone, poi, l’esito. L’ultimo caso si è verificato ad Houston e riguarda due giovani “amanti” del genere ora in galera per avere ucciso alcuni animali. Li attiravano con il cibo ed il tragitto loro creato portava alla finestra di casa tenuta sempre aperta. Particolarmente raccapriccianti le deposizioni raccolte ai danni della ventiduenne, accusata di efferate torture.

Ashley Nicole Richards, infatti, sarebbe accusata di un primo episodio occorso nel 2010 quando uccise un gatto con il taglio della gola ed infilando il suo tacco a spillo nell’occhio del povero animale. Poi un’altra accusa, questa volta congiunta a Brent Justice. A finire nella mannaia dei torturatori è stato un cucciolo di Pit bull. La mannaia, più o meno tecnicamente, c’era veramente. Si trattava di un coltello da macelleria con il quale è stato tagliato collo e coda ed infine affettate le zampe. I filmati, a quanto pare, venivano venduti per essere pubblicati nel web.

Un settore difficile da scovare anche perché chi pratica tali insani piaceri, utilizza le precauzioni dovute per non farsi rintracciare.

Anche in Italia vi è una condanna (per modo di dire) molto recente. Una donna benestante di Rho (MI), irreprensibile moglie e madre di tre figli, è stata condannata a pagare 4.400 euro. Si divertiva a schiacciare con il tacco a spillo pulcini, conigli, topi ed anche scarafaggi. Anche in questo caso i filmati venivano poi diffusi via internet. La pena particolarmente bassa si spiega con l’impostazione generale della legge 189/04 sui maltrattamenti e uccisioni di animali. Le previsioni di reclusione, infatti, sono tutte molto al di sotto della soglia di punibilità. In pratica, la signora in oggetto, non sarebbe incorsa neanche nelle forme alternative al carcere. Il notevole carico probatorio raccolto ai suoi danni dalla Polizia Postale e la probabile gogna mediatica che ne sarebbe seguita presentandosi in un’aula di Tribunale, devono averla indotta a richiedere il patteggiamento della pena. Il reato, peraltro, era ormai sulla soglia dei tempi di prescrizione.

La donna appariva nei filmati senza mostrarsi in volto e seminuda. I video girati una volta eliminati dalla polizia Postale, venivano nuovamente inseriti in altri siti anche esteri.

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