GEAPRESS – Al via le ronde anti veleno. Ad organizzarle sono le Guardie Ambientali di Termini Imerese (PA), le stesse che nei giorni scorsi hanno tappezzato a lutto la cittadina del palermitano.”IL POPOLO IN NERO” titola il manifesto. Ha fatto breccia nelle scuole e gli studenti hanno già comunicato la loro adesione al corteo organizzato domenica prossima, alle ore 10.00, in Piazza Duomo. Il “Popolo in Nero” chiede una cosa semplice quanto dovuta nel caso di distribuzione di sostanze velenose che possono, tra l’altro, recare danno anche alla salute dell’uomo. L’apertura di una indagine che porti finalmente giustizia.

I primi cani hanno iniziato a morire venerdì scorso (vedi fotogallery). Cinque, tutti nella zona portuale della cittadina, seguiti da altri tre il giorno successivo. La morte è sopraggiunta dopo violente convulsioni. I cani sbavavano mentre si contorcevano. Un organoclorurato, ancora una volta. Sostante di sintesi utilizzate in agricoltura. Forse un anticrittogamico, ha riferito il Veterinario subito contattato dalla Guardie Ambientali che sono accorse nei luoghi.

Abbiamo cercato di mettere a setaccio l’intera zona – ha dichiarato a GeaPress Giuseppe Purpi, Responsabile delle Guardie Ambientali di Termini Imerese – ma è il Sindaco a dovere garantire la bonifica“.

Nel frattempo partono le ronde. Una presenza discreta pronta a chiamare le Forze dell’Ordine al primo sospetto. La speranza è che l’avvelenatore possa commettere un errore. Forse, però, una risposta potrebbe arrivare ancor prima, se verranno acquisite alle indagini le registrazioni di alcune telecamere che a quanto pare sono presenti nei luoghi.

Ad ogni modo – aggiunge Giuseppe Purpi – non trattasi dell’unico aspetto da approfondire” Quello che occorre, secondo gli animalisti, è un coordinamento tra gli stessi volontari . “Già lo scorso agosto, in due diverse zone di Termini, sono morti tredici cani e venti gatti. Poi – ricorda il Responsabile delle Guardie Ambientali – appena si è sparsa la voce, sono arrivate altre segnalazioni. Potevamo non saperne niente, nessuno le avrebbe mai considerate, così come sarebbe stato impossibile capire le reali dimensioni del fenomeno e, forse, intervenire in anticipo“.

I cani che ora sono morti nel porto di Termini Imerese, sono stati segnalati dai pescatori. E’ probabile che l’avvelenatore sia altro usufruitore dei luoghi, magari chi va a correre, oppure qualche pazzo, dice Giuseppe Purpi. “Spero che i Carabinieri riescano a individuarlo” aggiunge Giuseppe.

Nessuna tabella del Comune, così come ancora non è partita alcuna bonifica. Pochi mesi addietro le Linee Guida del Ministero della Salute, che hanno fatto seguito al reitero dell’Ordinanza ministeriale anti avvelenamenti (scarica Linee Guida ) avevano messo in evidenza come a non funzionare nello stesso provvedimento, sia stato il previsto tavolo tecnico che dovevasi costituire presso le Prefetture con il compito di gestire e monitorare il fenomeno. Tempi troppo lunghi, poi, per il referto degli esami autoptici. Era stato per questo disposto l’acquisizione di un primo referto ambulatoriale da inviare, per gli opportuni provvedimenti, al Sindaco. Intanto, però, l’Ordinanza del Ministero della Salute, recante “Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati“, va in scadenza a febbraio. Deve essere reiterata e per questo le Associazioni hanno chiesto l’intervento del Ministro Balduzzi. In attesa di una legge. In Italia, infatti, non vi è ad oggi una specifica disposizione su quanto titolato nell’Ordinanza del Ministero. Di anno in anno, deve essere reiterata con il patema d’animo che qualcuno si dimentichi di farlo. Una Ordinanza che non può vietare la vendita e la detenzione della sostanza velenosa. Può disporre sanzioni sulla base di leggi già esistenti (le sanzioni sia amministrative che penali possono essere imposte solo per legge) e regolamentare le azioni di intervento ivi compresi i tavoli delle Prefetture …

Ed intanto cani, gatti, volpi, corvidi, rapaci e tanti altri animali muoiono. A Patti (ME), dopo il tragico avvelenamento del quale abbiamo dato notizia ieri (vedi articolo GeaPress), il Sindaco ha fatto affiggere i cartelli, ma della bonifica, riferisce a GeaPress la LIDA di Patti, ancora non c’è traccia. Dopo l’appello veicolato tramite GeaPress è scattata la solidarietà da tutta Italia. Dei quindici cani scampati al veleno, cinque andranno in un rifugio di Pesaro, alcuni sono finiti direttamente nelle case dei volontari, già oberati dagli impegni del rifugio e dei cani di strada. Altri ancora si sta tentando di trasferirli in una zona più distante. Tutti tranne uno. E’ rimasto schioccato dai lamenti strazianti degli altri cani che morivano e si è allontanato in un rupe. Dalle cinque di stamani, i volontari sono riusciti a circondare l’area, impedendo che l’animale, continuando a scappare terrorizzato, raggiunga altri luoghi dove riprenderlo sarà quasi impossibile.

Avvelenamenti di cani e di gatti in particolare. Nelle ultime ore sono morti numerosi animali in Val Camonica (BS). In un caso, avvenuto a Darfo Boario Terme, parrebbe essere stato scoperto l’agente che ha avvelenato una decina di gatti. Si tratta di un lumachicida. Ignota, invece, la sostanza tossica che ha causato la morte di alcuni cani a Capodiponte, più all’interno della Val Camonica. In questo caso, però, parrebbe che le attenzioni dell’avvelenatore fossero rivolte alla fauna selvatica. Veleno per topi, invece, alcuni giorni addietro a Roverè della Luna, in provincia di Trento. Quindici gatti hanno perso la vita. A Roma, la riapertura del Parco Nemorense, chiuso a novembre per provvedere alla bonifica, è durata poco. Di nuovo veleno, forse lanciato dai vicini palazzi.

Speriamo nel Popolo in Nero, un lutto che reagisce e che chiede una cosa semplice. Indagare sugli avvelenatori. Ricordiamo appena che nel caso della metaldeide (ovvero il principale componente dei lumachicidi) l’assunzione può avvenire anche per semplice contatto con le mucose. Ad esempio portandosi le mani in bocca dopo avere toccato accidentalmente le polpette o altra sostanza avvelenata. Basta un bambino non in cima ad una montagna ma in un comune giardino urbano. 

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