GEAPRESS – Potrebbe essere molto vicino ai luoghi del ritrovamento, il posto dove è vissuto Tao, il setter da caccia imbustato e gettato nell’immondizia con un biglietto riportante la scritta “ti amo” (vedi articolo GeaPress). Non più di un chilometro prima, sempre lungo la tangenziale di Palermo. Secondo indiscrezioni pervenute a GeaPress, Tao viveva nel quartiere di Bonagia, lo stesso del ritrovamento, ma nei pressi di un altro svincolo della tangenziale. Con la zampa anteriore destra menomata e sempre magrissimo, nei pressi di un distributore di benzina, estraneo alla vicenda, poco dopo il Ponte Corleone.

E’ vecchietto, Tao. Contrariamente alle prime impressioni, dovrebbe avere circa dieci anni e presenta problemi di deambulazione che saranno nei prossimi giorni oggetto di indagine clinica, tra cui una TAC.

La sua storia, che ha dell’incredible, ha commosso tutta l’Italia. Tao, infatti, era stato rinchiuso in un sacchetto dell’immondizia e gettato in un contenitore per i rifiuti. Poi, qualcuno, sentì i guaiti. Sul luogo intervenne Marco Meli (nella foto con Tao) attivista della LIDA di Palermo. Quasi contemporaneamente arrivarono i Vigili Urbani. Tao, venne tirato fuori dalla busta, ormai sfinito. Rinfrescato con dell’acqua e condotto dagli stessi Vigili, presso il Presidio Sanitario del canile di Palermo. Dentro la busta, un biglietto: “ti amo“, aveva scritto qualcuno.

Non perdiamo mai di vista Tao – ha dichiarato a GeaPress Alessandra Musso (nella foto con Tao), Responsabile LIDA di Palermo – Un Veterinario per ora l’ha con sé. Noi lo andiamo a trovare ogni giorno, ma bisognerà attendere per l’adozione. E’ debole, migliora ogni giorno, ma a piccoli passi“.

Tao, di sicuro, ha una grande fame ed è un cane, nonostante gli handicap, molto vivace.

Su Tao, però, rimane un altro mistero. Ancor prima di Marco Meli e dei Vigili, i guaiti del povero cane vennero notati da un passante. Forse un cliente di un vicino Ambulatorio Veterinario.

Ci piacerebbe rintracciarlo, per poterlo ringraziare – dice Alessandra Musso – Senza di lui Tao sarebbe sicuramente morto, dentro quel sacco e sotto il sole di mezzogiorno, poteva resistere non più di pochi minuti ancora“.

Ma cosa rischia il responsabile di un gesto così tremendo?
Non molto, questo secondo la legge 189/04 sul maltrattamento di animali. Se il suo aguzzino dichiarasse che il cane sembrava morto, potrebbe incorrere nelle norme sullo smaltimento dei cosiddetti rifiuti speciali, ma non per il maltrattamento di animali. Il reato, infatti, punisce solo le condotte dolose, ovvero doveva esservi la volontà di maltrattare (art. 544/ter) o di uccidere (art. 544/bis). Non solo. Il suo aguzzino poteva in teoria essere trovato con il cane ancora vivo appena gettato nel contenitore. La legge non consente l’arresto in flagranza, ma neanche, se indiziato, il fermo di polizia.
La pena reclusiva, sia nell’ipotesi di maltrattamento che di uccisione, non è inoltre superiore ai due anni. Questo significa che viene a mancare la punibilità, ovvero, nel nostro caso, l’ipotesi concreta del carcere, a condanna passata in giudicato. Salvo rare ipotesi di particolari pregiudicati, si paga una multa (ovvero la sanzione pecunaria del reato delitto) e dopo qualche anno non rimane granchè traccia del precedente. In genere, per i casi più gravi finora contestati in Italia, si paga una cifra conpresa tra i dieci ed i dodicimila euro. Giusta o sbagliata che sia la galera, i reati di maltrattamento ed uccisione di animali, contrariamente ai tanti sbandierati proclami che seguirono l’approvazione della legge 189, non conducono in prigone.

Tao, intanto, dal suo inferno è uscito, grazie all’ignoto passante, a Marco Meli, alla Polizia Municipale di Palermo, ai Veterinari che si sono presi cura di lui, ed alla LIDA cittadina che sta affrontanto le non poche spese di mantenimento.

Viene però da chiedersi, quale possa essere il deterrente per evitare che storie così tremende abbiano a ripetersi.

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