GEAPRESS – Il Ministero della Salute, tramite il Sottosegretario Francesca Martini, ha di fatto utilizzato il reitero di una Ordinanza di tutt’altro argomento per inserire la parte relativa al divieto di taglio di code ed orecchie di cani. Non vi sono, poi, i presupposti di una grave indifferibilità ed urgenza. In definitiva, l’Ordinanza Martini dello scorso marzo (che cercava di sconfessare altro provvedimento del Ministro Fazio che invece giustificava i tagli) è per il TAR contraddittoria. Per questo va sospesa. In tal maniera il TAR Lazio si è espresso nell’Ordinanza di Sospensiva depositata lo scorso 27 ottobre (SCARICA QUI). Il giudizio di merito avverrà solo il trenta maggio prossimo.

A ricorrere al TAR Lazio, ben 57 soggetti, di fatto ricollegabili al mondo degli allevatori di cani, mentre la menzione dell’ENCI (Ente Nazionale della Cinofilia Italiana) tra le parti avverse agli allevatori, è frutto di un errore di trascrizione. Così lo stesso ENCI si giustificò quando si venne a sapere del ricorso. Anzi, ora che è stata disposta la Sospensiva, l’ENCI si è affrettato a richiamare la precendente Ordinanza pro-tagliuzzamento del Ministro Fazio.

Quale valore avrà questa Ordinanza? Si potranno tagliare le orecchie e la coda dei cani? In linea teorica no (vedi articolo GeaPress). L’Italia non ha specificato nella sua legge di recepimento alla specifica Convenzione europea, la possibilità di potere eseguire gli interventi chirurgici. Così prevedeva la Convenzione e, pertanto, il divieto dovrebbe valere, nonostante il Ministro-cacciatore Fazio.

Per capire come si dovrà procedere, basta fare riferimento ai principi dettati dalla Cassazione.
In pratica, un quasiasi organo di Polizia deputato a verificare la violazione di un divieto, deve rifarsi alla legge. Nel caso specifico alla 210 del novembre 2010 che non ha previsto (potendolo fare) alcuna possibilità di intervenire chirurgicamente. Ad ogni modo, solo un Magistrato, e non una circolare del Ministro, può stabilire se si è in presenza di condotte che ravvisano, oppure no, un reato.

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