GEAPRESS – Entra in vigore oggi il divieto (certo) di taglio di coda ed orecchie ai cani. Da oggi, infatti, valgono le previsoni contenute nella Convenzioine europea per la protezione degli animali da compagnia, ratificata con legge nazionale n. 210 del novembre scorso.

Il divieto è certo, nel momento in cui è stato previsto dalla stessa Convenzione. Ovvero, dice il provvedimento europeo, se l’Italia, come altro stato membro, vuole gli interventi chirurgici, questi devono essere espressamente previsti.  L’Italia, nella sua legge di recepimento, non lo ha fatto. Pertanto, alla data prevista per l’entrata in vigore della norma (ovvero oggi), vale il divieto.

Ed invece, in neanche un anno dall’approvazione della legge nazionale, il Ministro della Salute Ferruccio Fazio  ed il Sottosegretario con delega alla sanità veterinaria, Francesca Martini, hanno duellato a colpi di circolari ed ordinanze, contradditorie ed infine incomprensibili come l’ultima della scorsa estate del Sottosegretario Martini che ha di fatto autorizzato i tagli per i cani da esporre nelle mostre (vedi articolo GeaPress). Volendo metterli in sequenza cronologica, ad un  provvedimento che per semplicità potremmo chiamare “Fazio primo”, ha fatto seguito a distanza di giorni un “Martini primo”. Poi un “Fazio secondo”, che ha cercato di parare i colpi del “Martini primo” ed infine un “Martini secondo” che nella confusione ormai più totale ha rispristinato il taglio nel caso di esposizioni di cani (per chi volesse approfondire i provvedimenti ministeriali, sono tutti e quattro  disponibili nell’articolo di Geapress sopra linkabile).

A gettare incertezza nel caos assoluto è intervenuta pochi giorni addietro l’Ordinanza di sospensiva alla “Martini primo”. L’intervento del TAR ha fatto seguito al ricorso promosso da una miriade di allevatori di cani. L’ENCI (Ente Nazionale Cinofilia Italiana) ha subito precisato che adesso vale la prima Ordinanza di Fazio, ovvero quella che in qualche maniera dovrebbe ripristinare il taglio.

Ma può una circolare contraddire una disposzione comunitaria in ottemperanza alla quale l’Italia aveva emananto un preciso recepimento? E perchè, poi, se gli allevatori hanno fatto ricorso al TAR, non lo hanno fatto pure gli animalisti con le Ordinanze a loro (ovvero ai cani) avverse?

Stabilire se una legge è stata violata, non è compito che può essere affidato ad un Ministro. Nel caso poi di contestazioni di reati, il riscontro in giudizio spetta solo alla Magistratura. Valgono, poi, le sentenze della Cassazione. Se una Guardia volontaria, così come un Carabiniere, Poliziotto o altro pubblico ufficiale, ravvisano gli estremi di un reato, il riferimento è sempre la legge. Fino a prova contraria, balletto di circolari a parte, la disposizione nazionale, ovvero la 210 del 2010, non è stata modificata. Considerate le avversità in campo,  è certo, però, che avvocati e giudici dovranno infine lavorare per riportare certezza su una questione che appariva, invece, fin troppo cristallina. Non vi era nessuna incomprensibilità nella 210, salvo ministeri cacciatori.

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