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GEAPRESS – Una fucilata a distanza ravvicinata gli ha devastato tutto il lato sinistro del volto. Ferita lacero contusa con asportazione dei muscoli facciali e anche della parte ossea, che si estende fino al collo e alla spalla. Poi uno dei pallini gli ha letteralmente trapassato un occhio. Un quadro desolante quello descritto dal dott. Salvatore Amadori, il medico veterinario di Olbia che ieri notte ha operato per oltre tre ore il povero Rambo, cercando di ricostruire il più possibile quel volto che non c’è più.

Rambo è un cane da caccia, un Breton di circa tre anni regolarmente registrato. La fucilata dovrebbe averlo raggiunto nei pressi dell’abitazione del suo padrone dove viveva insieme ad altri cani, ieri pomeriggio a Suiles (OT). L’uomo, che non era in casa al momento dell’accaduto, appena avvisato di quanto successo lo ha immediatamente portato dal dott. Amadori.

Per fortuna la fucilata non ha compromesso organi vitali, ma il povero Rambo resterà cieco da un occhio e senza una parte del volto, con tutto quello che questo può significare, a partire dai problemi della masticazione. Rimarranno per sempre con lui 135 pallini nel sottocute, “irraggiungibili” riferisce il dott Amadori. I pallini parrebbero essere di piccolo calibro, del tipo in uso per la caccia ai volatili.

Il padrone di Rambo ha già sporto denuncia alla Polizia Municipale di Olbia, ma nulla si può ancora dire sul perché di un gesto così efferato contro un essere indifeso. Una cosa, però, è certa. Secondo quanto rilevato dalla visita veterinaria la fucilata era mirata ad uccidere.

La fucilata è stata esplosa a distanza ravvicinata – riferisce a GeaPress il dott. Salvatore Amadori – lo dimostrano i pallini molto raggruppati. Non si voleva ferirlo o spaventarlo – continua il dott. Amadori – chi ha sparato aveva intenzione di abbatterlo.

Ci vorrà almeno un mese e mezzo perché il povero Rambo si riprenda e perché possa riavere una parvenza di volto. Oggi intanto il cane sarà riconsegnato al proprietario, sebbene per lungo tempo dovrà essere regolarmente e quotidianamente medicato dal veterinario.

Cosa prevede la legge per chi ha commesso tale atrocità? Non molto, per la verità. Va innazi tutto esclusa la possibilità che il responsabile possa temere anche un solo secondo di carcere. Gli articoli di cronaca che spesso mettono in evidenza le condanne a qualche mese di reclusione, non spiegano che il carcere è possibile solo per previsioni di pene minime di quattro anni. Nei casi più gravi di maltrattamento (art. 544/ter), ovvero quelli che conducono alla morte, la pena reclusiva massima teoricamente contestabile è di 27 mesi.  Ben al di sotto, dunque, dei quattro anni. Non è neanche possibile l’arresto in flagranza, ma solo una denuncia a piede libero.

Di fatto è molto complicato riuscire a condurre in prigione (come purtroppo è stata invece pubblicizzata la legge 189/04) anche i pluripregiudicati che hanno commesso un maltrattamento di animali. Dipende dalla gravità del reato precedentemente commesso e dal tempo trascorso. In pratica, con l’attuale legge, chi condannato deve pagare una multa, ovvero la sanzione pecuniaria dei reati-delitti. I casi più clamorosi finora puniti in Italia, si aggirano intorno agli 11.000 euro. Di fatto, i mesi di reclusione (quasi sempre non meglio specificati) sono convertiti in somme da pagare.

Nel caso di uccisione di animali (544/bis), fermo restando quanto già detto in merito alla reclusione, non è stata neanche prevista la multa.

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