GEAPRESS – Il sequestro è avvenuto la scorsa settimana in Pennsylvania, ed ha riguardato addirittura ben tre cani. La cosa che però lascia più stupiti è che la Polizia ha fatto irruzione quando i cani erano nel ring, pronti a combattere. In genere, dicono alla RSPA (Royal Society Protection Animal ) che ha partecipato all’operazione, si devono trovare le prove che i cani hanno combattuto. L’irruzione durante un combattimento, invece, è cosa veramente difficile.

Comunque sia andata per le 19 persone che stavano assistendo al combattimento, sono scattati gli arresti. Oltre ai cani rinvenuti anche armi e stupefacenti. Penose le condizioni dei cani, ed in modo particolare, quella di Spartacus, il pit bull trovato nel ring. Lui è pieno di cicatrici e altre recenti ferite.

In molti Stati americani l’arresto per chi coinvolto a qualsiasi titolo nel mondo dei combattimenti, avviene subito. Sia semplice spettatore che organizzatore.

In Italia, invece, l’arresto (peraltro facoltativo) scatta solo nelle aggravanti relative a promotori ed organizzatori, un ruolo difficilissimo da provare. Come negli Stati Uniti, infatti, la condotta più comune riguarda allevatori e addestratori.

In Italia i combattimenti tra cani hanno avuto un periodo di splendore sul finire degli anni ottanta. Almeno fino al 2000 erano ancora molto diffusi, ma gradatamente il fenomeno è andato diminuendo congiuntamente alla specializzazione del settore. Poi, nel 2004, è entrata in vigore la legge contro i maltrattamenti di animali la quale, però, è andata a punire gravemente solo quei ruoli praticamente impossibili da rintracciare. Organizzatori e promotori, ma per chi assiste, addestra o alleva (ovvero la quasi totalità dei precedenti italiani) il reato è grave tanto quanto un “normale” maltrattamento. Niente arresto in flagranza e pene detentive basse ed impossibili, o quasi, da contestare. Molto più probabile (come avvenuto finora per le condanne) la commutazione in sanzioni pecuniarie. Deterrenti che possono far impaurire una persona non avvezza al crimine, ma non certo chi nell’illegalità è abituato a viverci.

Dei combattimenti tra cani ce ne eravamo occupati lo scorso gennaio (vedi articolo GeaPress). A cosa sia dovuto il nuovo diffondersi del fenomeno non è ancora chiaro. Troppo pochi interventi (anche alla luce del poco stimolo investigativo proveniente dalla blanda legge contro i maltrattamenti) ed analisi ancora molto difficili. Forse, però, il fenomeno non pesca solo nelle basse leve del crimine e recenti indiscrezioni provenienti da ambienti investigativi della Sicilia orientale, fanno ritenere che gli elementi criminali coinvolti possano essere di spessore più elevato rispetto alle inflazionate corse clandestine di cavalli. Pregiudicati di più alto rango, specializzati in un settore che ha evidentemente già superato non un periodo di crisi (in realtà il momento di crisi è nell’ippica) quanto di assestamento. Non solo bulli di quartiere e probabilmente non capi mafia di spessore, ma elementi intermedi.

Per portarli subito dentro (peraltro in maniera facoltativa) bisognerebbe però provare il loro ruolo organizzativo o di promozione (?) e pure con delle aggravanti, come ad esempio il concorso con minori o utilizzando videoproduzioni.
Della serie tutto è pronto a riesplodere. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

VEDI VIDEO: