cane sacco
GEAPRESS – Un incrocio di cane da caccia. Un mix, dicono i volontari dell’associazione Anima Randagia, di spinone e sugugio. Abbandonata, in maniera incredibile.

La richiesta di intervento arriva a Oreste Colicchia, vice presidente di Anima Randagia, un’associazione molto impegnata nel catanzarese in favore dei cani di strada. Un sacco che respira, ma a riferirlo non è stata la concitata voce di un cittadino allarmato, bensì un messaggio fotografico sul cellulare. Il tutto, ieri sera intorno alle 22.00.

Bastava che Oreste avesse avuto in quel momento il cellulare spento e la povera cagnolina di circa due anni, con il muso serrato da un laccio, moriva sicuramente soffocata. La cagnetta, infatti, era ben chiusa all’interno di un sacco della spazzatura. Per fortuna non è andata così, i volontari sono sempre in allarme. Mille abbandoni ed altrettante emergenze. Il messaggio viene aperto all’istante e subito, in maniera precipitosa, scattano i soccorsi. “C’è un sacco che respira, ma non abbiamo il coraggio di aprirlo“. Questo veniva riferito al cellulare.

I volontari corrono verso quella sorta di discarica di immondizia nella frazione di Simeri Mare, nel comune di Simieri Crichi (CZ). Di sacchi, però, ve ne sono tanti. Si inizia così a cercare tra l’immondizia. I sacchi vengono prelevati uno ad uno. Ancor prima di arrivare ad adagiarli in terra, si iniziano a toccare per capire se contengono qualcosa di vivo. Lattine, pannolini, bucce di frutta e quant’altro si abbandona nella spazzatura, come … la povera Elly. Così, infatti, l’hanno chiamata i volontari. Il sacco si muove, adagiato in terra e subito aperto. Un attimo di stupore misto a terrore, blocca tutti. Una cagnolina dolcissima, con le ciglia incredibilmente lunghe. Smagrita e spelacchiata, come nei segni della Leishmania.

Arriva l’ambulanza veterinaria dell’associazione Darko Onlus di Catanzaro. La clinica veterinaria dei dottori Garcea e Anastasi si rende nel frattempo  disponibile. Elly, in breve tempo, è sottoposta a terapia. “A preoccuparci sono soprattutto i valori renali– riferisce a GeaPress Francesca Console, presidente di Anima Randagia  – Forse la malattia ha fatto strada, ma non disperiamo di salvarla. Vorrei invitare tutti – aggiunge la presidente di Anima Randagia – a non diffondere notizie allarmanti sulla Leishmania. E’ una malattia che si cura; dalle nostre parti c’è e sempre ci sarà. Abbiamo  recuperato dei cani avviliti dalla malattia e adesso  sono una favola”.

Di certo, pensano i volontari, chi ha abbandonato la piccola cagnolina da caccia (priva, ovviamente, di microchip), ha deciso in maniera criminale. Un cane che non “serviva” più, ma forse ha anche inciso la paura ingiustificata della malattia.  Anima Randagia annuncia ora una denuncia ma chiede anche aiuto per la cagnolina. Si andrà incontro a spese e non è dato ancora sapere quanto la terapia potrà durare. Questa la mail fornita adozioni@animarandagia.org

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati

VEDI FOTOGALLERY: