labrador
GEAPRESS – Stante quanto riferito dagli organi di informazione locali sarebbe stato individuato il responsabile dell’orrendo gesto occorso alcuni giorni addietro nel lago di Osiglia, in provincia di Savona.

Un giovane cane labrador, legato per le zampe e gettato nel lago. Tutto ancora in attesa di conferma ma il soggetto in questione potrebbe avere ammesso innanzi agli inquirenti.

Ad individuarlo la Polizia Municipale che sarebbe risalita a lui tramite il microchip. Ancora da chiarire se al povero cane siano stati legati dei pesi. Il nome del soggetto, al fine di evitare ritorsioni, non è stato reso noto ma non è più un mistero che i dati di un presunto autore  siano ormai circolati su internet. Intenti non proprio ispirati alla riappacificazione sono diffusamente postati su facebook, mentre in molti si sono chiesti del perchè non sia stato diffuso il nome e soprattutto se “è già stato arrestato“.

Il responsabile dei fatti di Osiglia sarebbe stato denunciato e, stante le informazioni circolate sulla stampa, il reato contestato dovrebbe essere l’art. 544/bis del Codice Penale, rubricato come “uccisione di animali” e previsto dalla legge 189/04 sui maltrattamenti. Tale articolo prevede la “reclusione da quattro mesi a ventiquattro mesi“. Per chi crede che questo possa equivalere al carcere, è bene che si rassegni ad una realtà diversa.

Per potere trascorrere un solo secondo di galera e sempre a condanna definitiva (per questo reato non è previsto neanche l’arresto in flagranza) occorre infatti una previsione di reclusione minima di quattro anni. Nel nostro caso è invece di appena quattro mesi. Codice di Procedura Penale alla mano il presunto responsabile dei fatti di Osiglia ha pertanto la certezza che mai passerà la soglia del carcere. Non solo. L’art. 544/bis non ha neanche previsto la previsione di una “multa” ovvero la sanzione pecuniaria del reato delitto. A poco potrebbero valere gli inviti alla costituzione di Parte Civile da parte delle associazioni. In genere, quando gli elementi probanti sono notevoli (per non parlare della confessione come si paventa essere successo in questo caso), un  consiglio della difesa al probabile imputato di un futuro processo, potrebbe essere quello di patteggiare. Una pena ancora minore e, ad esempio, l’accettazione di un Decreto Penale di Condanna.

Si tratta, poi, di reati che puniscono comportamenti dolosi. Occorre, cioè, la volontà di mettere in atto il comportamento incriminabile. La confessione, nel nostro caso, dovrebbe fugare ogni dubbio, ma non è un caso che presunti responsabili di seppellimento e “smaltimento” nei contenitori di cani ancora vivi occorsi in Italia, una volta rintracciati hanno dichiarato di essere certi che il povero animale era invece già deceduto.  Morto, magari per colpa loro, ma senza volerlo.

Dunque, al di là di facili slogan messi in circolazione nel momento dell’approvazione della legge 189/04 (non  valgono neanche le ipotesi di arresti domiciliari), tutti a casa e liberi, con ottime probabilità che così avvenga anche nel caso di persone con precedenti penali.

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