GEAPRESS – I fatti sono accaduti lo scorso 7 marzo. Un operaio irreprensibile con più anni di servizio presso una ditta di infissi e finestre di Sassari. Dalla provincia al capoluogo per lavorare. Poi giorno sette, l’incredibile episodio. L’operaio prende ripetutamente a calci la cagnolina del proprietario. Una cagnetta tipo yorkshire (nella foto), trovata in strada ed accolta da una famiglia molto sensibile ai problemi che affliggono gli animali.

Ciccetta, questo il nome della cagnolina, viene creduta morta. Aveva tentato di rifugiarsi sotto una scrivania. Era ormai inerme in una pozza di sangue. Provvederò domani, deve aver pensato l’operaio che già doveva risolvere il problema di un suo collega che aveva tentando di fermarlo. Il proprietario non c’era e all’apertura si poteva sistemare tutto con calma.

Il giorno dopo, il titolare dell’azienda si trova innanzi l’operaio. Andiamo a prendere un caffè, gli propone l’uomo. Poi però viene notata l’assenza. Dov’è ciccetta? Di lei non vi è più traccia. Pensare che fosse scappata, era impossibile. In ditta ci sono pure i suoi cuccioli. Senza di loro non si sarebbe mai allontanata. La mattina trascorre con apprensione. Poi, nel primo pomeriggio, l’amara realtà.

“Un racconto incredibile – riferisce a GeaPress Giuseppe Tanda, titolare dell’azienda – Eravamo stati assieme tutta la mattina, non aveva fatto trapelare niente. Una persona di fiducia da anni e poi – aggiunge il Sig. Tanda – cosa aveva fatto di male la cagnolina? Era ben voluta da tutti, non solo dai miei familiari, ma anche dai rappresentanti, dagli stessi operai. Ci stiamo tutti chiedendo il perché“.

Poi il pensiero va alle telecamere della sicurezza. Hanno filmato quanto accaduto in alcune parti dell’azienda. Il racconto di chi ha assistito si incastra con gli spezzoni del filmato.

Giorno sette la cagnolina ha tentato di scappare più volte. Sarebbe così stata inseguita e presa a calci. Ciccetta, infine, rimane in un angolo ed a questo punto non ha più avuto scampo. Viene lasciata in una pozza di sangue, sotto la scrivania. Ciccetta è morta, o almeno così doveva essere stato creduto.

La mattina successiva l’operai si ripresenta. “Ciccetta” è ancora viva. La telecamera continua a registrare. Parrebbe che l’uomo abbia a questo punto raccolto qualcosa, forse una grossa pietra. Allora, si dirige verso la cagnolina, alza le braccia e le scaglia contro il peso. La testa si apre a metà, schizzi ovunque. Lui non si perde d’animo. Torna con pezzuola, detergente e guanti. Pulisce per benino e sistema i miseri resti in una busta di plastica che finisce in un campo vicino.

I filmati sono stati ora consegnati alla Questura. Il Magistrato deciderà quale reato contestare all’operaio, nel frattempo licenziato in tronco.

Nel filmato si vede che si avvia all’uscita con quella busta – riferisce il Sig. Tanda – E’ stato tremendo sapere che c’era Ciccetta, non so come spiegarlo. Poi quando è stato trovato il sacchetto, non ho voluto vedere. Non ho avuto coraggio, ho visto solo i cuccioli che si sono avvicinati, hanno annusato e per fortuna sono andati via. Niente vendette – dice il Sig. Tanda – ho solo detto che poteva andarsene. Non so proprio su che basi poteva continuare il nostro rapporto. Se la legge punisce per quello che ha fatto – aggiunge il proprietario della cagnolina – deve pagare. Devolvo tutto ad una associazione che si occupa di protezione di animali, ma la legge deve essere applicata“.

I poveri resti della cagnetta sono stati recuperati dalle Guardie Zoofile della LIDA. L’uomo, per quanto si è potuto apprendere, va dicendo che ha chiesto scusa.

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