GEAPRESS – Non si è trattato di una “sparatoria”, come finora si è detto, ma di un solo colpo di fucile da caccia che ha centrato in pieno il cane randagio della borgata Fattore di Santa Maria Imbaro, in provincia di Chieti. La rosa dei pallini avrebbe però colpito anche gli altri tre randagi per fortuna presentanti lievi ferite. Sono ora ricoverati presso il canile comunale di Fallo (CH).

Un solo colpo, dunque, sul gruppetto di cani, ma evidentemente diretto, in modo particolare, su uno di loro. La ricostruzione della dinamica del grave episodio avvenuto la mattina del primo settembre, deve ancora essere completata dal referto dei Veterinari Asl, oltre che dalle indagini dei Carabinieri del Comando Stazione di Fossacesia. La stessa denuncia, del resto, è stata formalizzata solo stamani.

Gli inquirenti dovranno altresì verificare chi abbia realmente sparato. Si tratta, infatti, di un piccolo centro abitato, dove però molte persone sono in possesso di fucili per l’attività venatoria. Il denunciante avrebbe riferito di un suo vicino, ma gli inquirenti dovranno verificare tutte le ipotesi.

Al di là di quanto si è detto, inoltre, a proposito del fatto che la legge prevede l’arresto e le sanzioni, in realtà il reato di uccisione di animali (art. 544/bis, Legge 189/04) non comprende sanzioni pecuniarie, ma una pena reclusiva ben al di sotto del limite di punibilità. In altri termini, salvo il caso di particolari pregiudicati (in funzione, cioè, del tipo di precedente e da quanto tempo commesso) la detenzione non scatta mai.

Il reato di maltrattamento di animali, fatto che potrebbe valere per i tre cani feriti, prevede invece una sanzione pecuniaria comprese tra 5.000 e 30.000 euro (il massimo contestato, finora in Italia, si aggira intorno ai 12.000 euro) ed una previsione di reclusione massima di 18 mesi. Ancor meno dei due anni del 544/bis. Stesse considerazioni, dunque, sulla mancanza di punibilità.

Per entrambi i reati non è tra l’altro possibile l’arresto in flagranza così come il fermo dell’indiziato. In altri termini, chiunque abbia sparato, salvo che con gravi e recenti precedenti, ha la certezza di potersene stare a casa, anche a condanna passata in giudicato.

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