GEAPRESS – Quasi una settimana di atroci dolori. Non si spiega diversamente, ovvero con un tempo minore, l’orrenda ferita causata da un “laccio” del tipo usato dai bracconieri. La trappola era stata piazzata nelle campagne di Rossano Calabro, in provincia di Cosenza. Si tratta in effetti di un fil di ferro sistemato come un cappio lungo i sentieri usualmente frequentati dagli animali.

Con la zampa, collo o addome. Tutta va bene, in funzione della taglia della “preda”. Tanto deve morire. Strozzata, oppure per dissanguamento da amputazione (come nel caso della presa per la zampa), oppure per rottura del diaframma se cinge l’addome. Se poi è ancora viva, arriva la fucilata.

Nel caso del grosso gatto nero di Rossano Calabro, le cose stavano andando ancor peggio. Quasi sul cinto pelvico. In una settimana di permenenza, con il povero animale che non ha fatto altro che tirare, il tremendo filo di ferro, saldamente ancorato ad un arbusto lungo il sentiero, era entrato in profondità. Una morsa perfetta, abbondantemente sotto cute e con la ferita ormai infetta. Per fortuna non aveva leso organi vitali così come vasi importati.

Qualcuno, però, deve averlo liberato. Ovvero sciolto dall’arbusto, ma non dalla presa che lo stava uccidendo. Ad accorgersi del gatto è stata una signora del posto che ha dato l’allarme all’associazione “Holly un angelo a 4 zampe”. Il povero animale, portato subito da un veterinario, è stato operato per la necessaria estrazione.

Impossibile additare con certezza un colpevole, anche se nei luoghi è girata la voce di una trappola per volpe. Nei pressi, infatti, vi sono alcuni pollai. Poi, considerando che la preda era stata mancata, qualcuno ha spezzato il laccio lasciando il gatto con il cavetto in corpo. Le condizioni del grosso micio sono ora stazionare ed è sottoposto alla terapia antibiotica.

Piccolo particolare. Il gatto, nonostante i giorni di patimenti, aveva ancora tanta energia da riuscire a non farsi prendere. Chi ha portato a compimento l’impresa, conserva qualche graffio.

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