GEAPRESS – Una storia insolita quella occorsa a Reggio Emilia nei giorni scorsi, dove è avvenuto un sequestro di quattro cuccioli di cane provenienti dall’est Europa. Di fatto un sequestro tra i tanti, anzi, proprio in periodo di regali, ancor più probabile. Quello che risulta strano sono alcune tappe che hanno contraddistinto il trasporto dei poveri animali. Preoccupa, invece, la falla trovata dal trafficante ungherese esperto di diritto comunitario.

Andiamo per ordine.

In genere,  il trasportatore di cuccioli è un cittadino straniero. Ungheresi, slovacchi, in qualche caso romeni. I commercianti veri e propri sono ovviamente italiani. Il motivo per cui il cittadino straniero è utilizzato come vettore, risiede nella facilità con la quale fa poi perdere le sue tracce. Non è semplice, infatti, perseguire penalmente un cittadino ungherese, come un romeno, nel suo paese di origine. Gli accordi di polizia, in questo caso, non agevolano molto.

A Reggio Emilia è,  invece, successo che il commerciante italiano detentore di un allevamento di cani in buona parte provenienti dall’est ed in possesso di regolare permesso, ha avvisato il Corpo Forestale denunciando la presenza di un signore ungherese di 33 anni che aveva proposto alla vendita quattro cuccioli di età inferiore a quanto consentito. In effetti, all’arrivo degli uomini del Comando Stazione di Reggio Emilia guidati dall’Ispettore Superiore Claudio Rossoli,  c’era un ungherese nato nel 1978 in compagnia di una ragazza. Nella sua macchina vi erano quattro cuccioli sistemati in due cartoni posti nel sedile posteriore. Nel bagagliaio i trasportini, vuoti. L’età dei cani, così come già dichiarato telefonicamente dal commerciante italiano, era al di sotto dei due mesi di età. I passaporti, comunque, erano regolari e la data di nascita risultava essere quella del 15 ottobre, ovvero inferiore a quanto stabilito dalla legge.

Nel momento in cui i Forestali sono arrivati, il cittadino ungherese ha dato dimostrazione di sapere conoscere alla perfezione la legislazione comunitaria. Ha pagato subito 2600 euro di sanzione, ed è andato via lasciando i cuccioli sotto sequestro amministrativo. Gli animali, tutti di varietà da compagnia, sono in condizioni generali discrete, salvo problemi allo stomachino avvilito da disturbi, a quanto pare risolvibili.

Quale articolo di legge ha però richiamato il cittadino ungherese?
Il tipo era molto bene al corrente della lettera a) dell’articolo 12, del regolamento CE del 26 maggio 2003 n. 998, relativo alle condizioni di polizia sanitaria applicabili ai movimenti a carattere non commerciale di animali da compagnia e che modifica la direttiva 92/65/CEE del Consiglio. Quest’ultima, a sua volta, stabilisce le norme sanitarie per gli scambi e le importazioni nella Comunità di animali, sperma, ovuli e embrioni non soggetti, per quanto riguarda le condizioni di polizia sanitaria, alle normative comunitarie specifiche di cui all’allegato A, sezione I, della direttiva 90/425/CEE, ovvero quella che fissa le norme relative ai controlli veterinari e zootecnici da effettuare sugli animali vivi e sui prodotti di origine animale destinati agli scambi intracomunitari. Quest’ultima regolamentazione abolisce i controlli veterinari e zootecnici alle frontiere interne dell’Unione. Un vero campione di diritto comunitario, il nostro trafficante, ed anche un poco ricco, visto quanto ha pagato, senza indugiare. Ma perché un signore benestante deve venire a vendere quattro cuccioli in Italia?

Va detto che essendo il cittadino ungherese in possesso di regolari passaporti ma con i cani registrati con un’età inferiore ai limiti di legge, non sarebbe lo stesso incappato nel reato di traffico illecito di animali da compagnia. Questo, perché il rispetto dell’età è solo un’aggravante nel caso di mancanza di passaporto e non, cioè, una fattispecie a parte. Stupisce,  pertanto, ancor di più che abbia pappagallato il diritto comunitario. Ritorniamo allora alla prima norma, ovvero il regolamento n. 998, anche per capire come possa essere pertinente alle badanti e alle nuove case di tolleranza, ovviamente riferite alla importazione dei cuccioli. Cosa dice la lettera a) dell’art. 12? Dice che: se il numero di animali trasportati è inferiore a cinque (ovvero, guarda caso, a quelli trasportati dallo stesso ungherese) si adottano le misure necessarie fissate da uno Stato membro relativamente, però, ad un solo controllo documentale e controllo di identità. Non si applicano, cioè, i requisiti di cui alla Direttiva 90/425/CEE che è infatti richiamata alla successiva lettera b), ma valida solo per gli animali da compagnia se superiori a cinque.

Viene da chiedersi, allora, cosa dice la famosa legge cuccioli tanto pubblicizzata quanto spesso inutilmente richiamata a baluardo contro il traffico di cuccioli dall’est. Le legge del 4 novembre 2010, richiama proprio il regolamento comunitario n. 998 (quello delle lettere a) e b), e della differenza di numeri, se cioè sotto o superiori a cinque). Paghi e vai via.

Il risultato di tutto ciò, riferiscono gli inquirenti, è una importazione spicciola che vedrebbe addirittura coinvolte alcune badanti straniere. Talune case, sarebbero così messe a disposizione come momentaneo punto di stallo di un vero e proprio ennesimo fenomeno che aggira la legge. In questo caso uno stillicidio di cani importati a piccoli numeri tollerati dalla legge. Dalle case, poi, parte lo spedizioniere. Meglio straniero. Non si sa mai. Nel caso, infatti, paghi e nessuno ti verrà più a cercare. Per quanto alta possa sembra  la sanzione, evidentemente conviene rispetto al guadagno del traffico complessivo.

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