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GEAPRESS – Centrata da un colpo di fucile da caccia. E’ successo a Croce Valanidi, uno dei tanti quartieri della periferia di Reggio Calabria che si inarpicano lungo le vallate che conducono in Aspromonte.

Una strada principale e tante stradine laterali. Poi i cani randagi, presenza costante del randagismo irrisolto. Infine quel colpo, forse per togliere di mezzo la povera cagnolina.

Il ricordo di quella fucilata, è ora rappresentato dalle gravi difficoltà deambulatorie e dai tanti pallini nella parte posteriore.”Si stava allontanando – riferisce a GeaPress Candida Naccarato dell’associazione Dacci una Zampa Onlus – ma qualcuno le ha sparato contro. Si tratta di due cagnette, di circa un anno, piccole, non più di cinque chili. Il colpo, però, ha preso solo lei“.

Dove portare le cagnette ed in particolare quella impallinata? Ovviamente nel canile di Mortara, costruito ma mai inaugurato, infine occupato dai volontari animalisti. Numerose decine i cani ricoverati così come altrettanto numerosi sono quelli dati in adozione. Un punto sicuro di accoglienza che la città ha ringraziato nei mille volti di adottanti esposti nell’account facebook “Occupy Canile”.

La cagnetta di Croce Valanidi, è adesso ricoverata presso un ambulatorio veterinario ed i volontari di “Occupy Canile” chiedono aiuto per le cure che saranno senz’altro impegnative. La cagnetta, infatti, non riesce a reggersi sulle zampe posteriori anche se sembra non avere subito danni di natura neurologica. Il bruciore che contraddistingue l’entrata dei pallini, oltre che i danni diretti al tessuto muscolare ed osseo, la rendono attualmente incapace di camminare e tutto dipende dall’assistenza che le stanno fornendo i volontari.

La memoria corre a Rosario, così chiamato in ricordo del luogo ove venne trovato: Rosario Valanidi. Stessa zona della periferia di Reggio Calabria. Il cagnetto rimase tre giorni nella fiumara; era polifratturato (vedi articolo GeaPress). Anche in quel caso i volontari, appena avvisati, si recarono subito sul posto. Secondo le informazioni che circolarono in loco, sembra che il cane fosse stato bastonato e poi gettato nel greto asciutto del fiume. Era il giorno di Pasqua, ma purtroppo per il cagnetto nessuna speranza ebbe a concretizzarsi. Morì tre giorni dopo.

Proprio la cagnetta impallinata è stata chiamata Pasqualina. Quasi una sfida alle avversità, come quella messa in atto occupando la struttura di Mortara.  Su Pasqualina sono ora puntati gli occhi di tutti i volontari che ogni giorno si prodigano per gli ospiti di “Occupy Canile”. Come si farebbe senza di loro?

L’appello è di aiutare la cagnetta e le tante altre “sfide” che sono state affrontate in poche settimane di attività del canile di Mortara. I volontari di Occupy Canile ne hanno tanto  bisogno.

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