GEAPRESS – Se il redditometro fosse stato applicato ai suoi annunci su internet sarebbe risultato un nababbo. Ma lui, a Brancaleone, in provincia di Reggio Calabria, aveva “solo” un allevamento amatoriale. Solo …, per modo di dire visto che oltre ai cani da caccia, addestrati su lepre e cinghiale, faceva anche addestramento di cani per conto terzi. I prezzi oscillavano dai 300 euro per i cuccioli con una generica indicazione di linea di sangue, ai 1000 di una coppia di segugi francesi, 2000 per non meglio specificati altri segugi e ben 4000 per una coppia di segugi italiani. Poi i capomuta, i cani a pelo liscio e pelo corto e tutte le varianti richieste da un mercato disponibile con comodi versamenti con carta di credito.

A scoprire il suo allevamento è stato il Comando Provinciale di Reggio Calabria del Corpo Forestale dello Stato. Il personale del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale, congiuntamente ai Reparti di Brancaleone e San Luca, ha individuato la struttura a Razzà, nel Comune di Brancaleone.

P.A., di anni 55, era un amatore ma a pagamento. In 240 metri quadrati aveva realizzato ben 23 box ricorrendo però a materiale precario di varia natura. Lamiere, brande metalliche ed altro. Novanta cani, di varie razze da caccia, molti dei quali privi di microchip. Finanche le mangiatoie e gli abbeveratoi, erano realizzati con materiale di risulta. Tutto in condizioni di fatiscenza o inadeguatezza, così come avrebbe verbalizzato il Veterinario ausiliario di P.G..

Inutile aggiungere che il suo “allevamento amatoriale” era in realtà una struttura senza alcuna autorizzazione sanitaria, adibita ad allevamento illegale di cani da caccia, finalizzato alla vendita anche via internet.

Dalle risultanze effettuate dagli inquirenti risulterebbe evidente anche la carenza nella custodia degli animali, spesso costretti in soprannumero all’interno di angusti e sporchi box. Alcuni animali, poi, mostravano evidenti segni di malnutrizione, disidratazione e magrezza patologica. L’intera struttura è stata posta sotto sequestro ed i cani, su disposizione della Procura della Repubblica di Locri, sono stati trasferiti in strutture idonee.

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