GEAPRESS – Che fine ha fatto la vicenda del cane di contrada Sambatello nel Comune di Reggio Calabria? Finito in un bidone di catrame lo scorso giugno (vedi articolo GeaPress) morì cementato dopo ore di agonia e disinteresse.

Appelli, proteste, finanche interrogazioni parlamentari, poi le precisazioni della Polizia Municipale e del Veterinario dell’ASL. La Polizia Municipale, riferì alla stampa il Comandante Priolo, intervenne subito dopo la chiamata. Chiamò l’ASL e tentò, senza riuscirci, di estrarre il cane. L’ASL, confermò la chiamata, dichiarando di avere inviato nel luogo una Veterinaria. Il catrame, però, si era solidificato e la chiamata ai Vigili del Fuoco venne “inopinatamente rifiutata”. Così scrisse l’ASP di Reggio Calabria la quale ricordò come la stessa Veterinaria tentò di mettersi in contatto, tramite il numero delle emergenze, con i Carabinieri. Rispondeva però il Comando di Messina che tentò di mettersi in contatto con quello di Reggio. Poi, cadde la linea. Nel frattempo, a cedere, era stata la vita del cane. L’animale, ormai non più reattivo e quasi del tutto bloccato dalla massa catramosa, aprì la bocca che si riempi del tremendo fluido. Poi, la fine.

Eppure quella chiamata “inopinatamente rifiutata” dai Vigili del Fuoco (la Veterinaria dichiarò di non aver avuto neanche il tempo di esporre il caso) quasi coincide con una grave accusa di disinteresse che in quelle stesse ore starebbe stata formulata. Si sarebbe trattata di una voce femminile.

Viene allora da chiedersi, dopo lampeggianti denunce formulate a livello romano e comunicati di condanna rimbalzati da un telegiornale all’altro, a che punto sono le indagini ed in quanti hanno, tra le autorità coinvolte, sentito chi presenti ai fatti. Lo abbiamo scoperto noi. Nessuno. In compenso si è subito individuato e sanzionato il proprietario del bidone di catrame. La tremenda trappola, fino a stamani, era ancora lì, sebbene coperta.

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