GEAPRESS – Sarà destinata molto probabilmente ad essere archiviata l’indagine scaturita a seguito dei fatti di contrada Sambatello, a Reggio Calabria. Lo scorso giugno, un cane venne ritrovato ancora in vita all’interno di un bidone colmo di catrame (vedi articolo GeaPress ). Le indagini, scaturite a seguito di denunce piovute da tutta Italia, vennero affidate alla Polizia Provinciale di Reggio Calabria che ha poi consegnato le risultanze agli uffici della Procura della Repubblica. Il PM incaricato è la dott.ssa Sara Amerio.

La Polizia Provinciale avrebbe sentito numerose persone  e prodotto decine di pagine sul lavoro svolto. Nessun riscontro, a quanto pare anche alla luce del controllo dei tabulati telefonici, sulle chiamate agli organi di soccorso. Stante indiscrezioni pervenute a GeaPress, parrebbe che non vi sia conferma neanche della chiamata che, a detta dell’ASL Veterinaria, sarebbe stata inoltrata ai Vigili del Fuoco (vedi articolo GeaPress). Lo scorso giugno venne anche riferito di una voce femminile che avrebbe malamente risposto a chi sollecitava un urgente intervento.

Mistero fitto, dunque, sul presunto omesso soccorso. Anche la visita del Medico Veterinario (da alcune parti accusato di essersi preoccupato solo della verifica di un eventuale  microchip) sarebbe risultata inutile. Di fatto il cane cementato nel denso bitume (del tipo utilizzato per l’impermeabilizzazione dei tetti), era ormai in punto di morte.

L’unica cosa che appare certa è la caduta accidentale del povero animale all’interno del bidone. Va comunque detto che qualora venisse scoperto il responsabile di tale pericolosa sistemazione, probabilmente nulla si potrebbe imputare. La legge contro i maltrattamenti punisce infatti solo le condotte dolose. Occorre, cioè, la volontà di uccidere. Non solo negligenza, come nel caso di aver lasciato incustodito quel bidone. Secondo indiscrezioni a noi pervenute sarebbe peraltro ancora nei luoghi.

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