GEAPRESS – La storia risale addirittura al 2008, sebbene il risvolto negativo è dello scorso settembre (vedi articolo GeaPress). La signora che aveva investito un gatto nel Comune di Carate, in provincia di Monza Brianza, e che si era opposta al soccorso, non era colpevole del reato di maltrattamento di animali. Almeno così aveva pensato il GIP.

Ora, invece, il nuovo risvolto. La III Sezione Penale della Corte di Cassazione ha rispedito il caso al PM del Tribunale di Busto Arsizio. L’automobilista dovrà rispondere della morte dell’animale investito non avendo prestato soccorso, ed impedendo ad altri di farlo. Il caso, potrebbe pertanto ruotare attorno a due ipotesi di reato: quello di maltrattamento (544/ter, C.P.) e quello di uccisione di animali (544 bis, C.P.). Per entrambi, il comportamento per il quale si ravvisa l’applicazione del reato è quello compiuto “senza necessità“.

Nelle motivazioni del PM, infatti, si sostiene come “senza necessità e giustificazione alcuna, ometteva di prestare all’animale le dovute cure, impedendo altresì di accedere all’interno del cortile ove si era verificato l’evento al fine di recuperare il gatto e trasportarlo presso un veterinario, così cagionandone la morte che sopravveniva dopo due giorni di agonia“. Il P.M., per tale interpretazione, aveva chiesto la condanna. Il GIP, (Giudice per le Indagini preliminari) si era opposto, ed ora, su ricorso del Sostituto Procuratore dott. Celletti, la Cassazione ha riconsiderato il caso.

Per la Cassazione, in questo caso, la configurabilità del reato, “può essere conseguenza sia di una condotta commissiva che omissiva“. La Cassazione aggiunge come “appare inoltre configurabile l’elemento psicologico del reato” e “si palesa necessario rimettere gli atti al PM perché valuti in relazione alle circostanze di fatto emerse dalle indagini, se sussiste un nesso di causalità tra la condotta e l’evento e se tale condotta, concretatasi nell’avere impedito ad altre persone di soccorrere l’animale può concretamente qualificarsi come commissiva ovvero omissiva e giuridicamente rilevante” .

In sintesi, se la signora sarà condannata rientrerà nelle ipotesi di reato, non soccorrere un animale investito. Un fatto diverso, dunque, dalle piccole sanzioni amministrative introdotte la scorsa estate dal Codice della Strada e che possono essere commutate a chi, investendo un animale protetto o da reddito, non presta soccorso.

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