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GEAPRESS – Vittima di sadici e reiterati abusi, fino ad essere torturata con un ferro da maglia infilato nell’ano.

E’ la storia della cagnetta Nerina trovata morta nei pressi di Vittoria, in provincia di Ragusa. La Lega Nazionale per la Difesa del Cane annuncia di avere sporto denuncia contro l’autore di un crimine definito efferato. La stessa associazione si costituirà parte civile nel processo che verrà intentato, ma sulla vicenda appare un elemento che sembra stridere sulle coscienze. A farlo notare è la presidente dell’associazione Piera Rosati: individui tanto socialmente pericolosi non possono rimanere a piede libero come prevede la normativa vigente.

Nerina, non dava fastidio a nessuno ed era accudit dai volontari locali. Buona e socievole, era benvoluta da tutti, soprattutto dagli addetti di un distributore di benzina, presso il quale aveva trovato un riparo di fortuna. Tutto ciò, però, non l’ha salvata da una morte terribile per mano di un individuo che l’ha presa di mira infierendo su di lei per due serate di fila, penetrandole l’ano con un ferro per lavorare a maglia. Le ripetute torture hanno provocato lesioni tali da fare soccombere il cane fra atroci dolori.

La legge del nostro Paese, però, non prevede per i reati di maltrattamento e uccisione di animale né fermo né arresto.

La Lega Nazionale per la Difesa del Cane, ha sporto denuncia e si costituirà parte civile in sede processuale” – annuncia addolorata e traboccante di sdegno la Presidente di Lega Nazionale per la Difesa Cane. “Il punto focale però è che la normativa vigente (189/04) per questi crimini prevede pene troppo deboli per consentire l’arresto e anche in caso di condanna definitiva è assai improbabile che le pene detentive vengano scontate effettivamente”.- conclude Rosati – “Siamo quindi di fronte a una situazione inammissibile e non smetteremo di batterci perché le cose cambino e gli animali vengano finalmente considerati essere senzienti e che sia loro riconosciuta la dignità che meritano”.
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