GEAPRESS – Un scena tremenda quella che alcuni giorni addietro si è presentata innanzi ad Antonella Zonca, volontaria animalista di Quartu Sant’Elena, a pochi chilometri da Cagliari. Uno dei gattini da lei assistiti, appenso al laccio di metallo. Morto, impiccato.

Un meccanismo, quello del laccio-cappio, ben conosciuto dai bracconieri. Di facile fattura, viene posto lungo i sentieri solitamente frequentati degli animali. In genere presi per la gola, ma anche per le zampe o l’addome. Così muoiono dopo atroci sofferenze. L’animale tenta di scappare. Più tira, più soffre. Nel caso del povero gattino di Quartu Sant’Elena, si presentava letteralmente appeso. Un fatto che ha gettato nella disperazione Antonella. Da allora, ogni volta che deve andare a trovare i suoi gatti, l’angoscia di quanto ha visto riappare con tutta la sua sofferenza.

Eppure, nella zona, non vi sono mai stati problemi con i vicini. Quando i gatti si fanno avvicinare, Antonella provvede a sue spese alla sterilizzazione. Provvede anche a sfamarli e a fornirgli l’acuqua. Tutte cose per le quali una pubblica amministrazione, alla quale per legge compete la vigilanza sul rispetto delle norme in difesa degli animali, dovrebbe essere grata nei confronti di chi si prodiga. Antonella è sola. A volte, c’è un’amica che l’aiuta. Non chiede niente a nessuno anche se per quei gattini ne avrebbe di bisogno. Eppure, sottolinea nel suo racconto a GeaPress, in pochi si fanno sentire.

Il flash di quel povero gattino è invitabilmente impresso nella sua mente. Riprendersi, dopo quello che ha visto, non è affatto facile. “Mi chiedo perchè, come, qualcuno sia riuscito a fare una cosa di questo genere – riferisce Antonella a GeaPress – Mai avuto problemi con i vicini, ne mai mi risulta che i gatti hanno creato problemi. Eppure – aggiunge Antonella – qualcuno è riuscito a fare tutto ciò. Mi chiedo come sia possibile fare una cosa così tremenda“.

Tutto lascia trasparire che la fine del povero del gatto sia l’effetto di un gioco sadico. Fine a se stesso, insomma. Niente screzi con il vicinato. Nessun problema creato dal gattino. Del resto, se qualcuno paventa un fastidio, in genere si fa per questo notare. Ed invece, una mattina, il gattino era con l’indimenticabile smorfia della morte per strangolamento.

Dieci colonie di gatti, più alcuni cani randagi. Animali bisognosi, che sanno dare tanto amore. Due volte al giorno Antonella si reca da loro. Alcuni riesce a darli in adozione. Altri, invece, optano per la vita da randagio, e di farsi avvicinare, proprio non ne vogliono  sapere. Come nel caso del gattino impiccato. Due suoi fratellini, invece, erano più confidenti e a loro sta ora badando Antonella, lontano da quel posto dove però deve pur continuare ad andare. Gli altri gatti hanno bisogno di lei se su questo, ancorché senza aiuto, c’è poco da stare a pensare.

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