GEAPRESS – Le foto che pubblichiamo si riferiscono al funerale del cane “Angelo” di Qualiano (NA) e sono state diffuse dallo stesso Sindaco Salvatore Onofaro. Di “Angelo” avevamo scritto in un precedente articolo di GeaPress (vedi articolo). Era stato trovato in strada, dopo giorni di indifferenza, da una volontaria, Roberta Miro. Il povero randagio era stato spellato, sbudellato ed evirato. Probabilmente le cause della morte, pur con tutta la gravità delle lesioni subite, furono dovute all’infezione galoppante durante i giorni di indifferenza in strada. Una storia che commesse tutti, anche il Sindaco del paese poco a nord di Napoli. Salvatore Onofaro ricevette subito la volontaria, volle pagare le spese affrontante, e volle pure seppellire “Angelo” nel cimitero degli animali. Speriamo che questa storia serva per gli altri cani e che magari si voglia affrontare il problema del randagismo censendo e controllando la popolazione di cani sia randagi che padronali. Del resto è proprio da questi ultimi che provengono gli infiniti abbandoni. Magari, in tal maniera, si smetterà di convenzionarsi con i canili privati. Ad ogni modo quello del Sindaco Onofaro è stato un bel gesto che, siamo certi, sarà andato ben oltre il valore simbolico del funerale ad un cane ucciso, innanzi tutto, dall’indifferenza.

Viene, però, da chiedersi cosa avrebbe rischiato il torturatore di Angelo, anche se colto in flagranza di reato. Questo anche alla luce del fatto che ci vantiamo di avere una legislazione all’avanguardia in tema di protezione degli animali (vedi, anche, recente approvazione della cosiddetta “legge cuccioli”).

Il torturatore di Angelo, anche se colto in flagranza di reato, poco o nulla avrebbe temuto dalla legge. Salvo che arrestato per superiori reati (ossia se pazzo criminale), la legge contro il maltrattamento sugli animali forse neanche in remotissima ipotesi avrebbe aperto per lui la galera. Le pene reclusive previste dall’art. 544/ter (maltrattamento di animali) sono infatti di gran lunga inferiori a quelle previste per l’arresto in flagranza. Praticamente insignificante, poi, l’effetto di aver di poco aumentato le previsioni di pena con la recente “legge cuccioli” la quale ha messo mano anche sul maltrattamento di animali.

Una cosa è prevedere la prigione, una cosa è andarci. Il torturatore di Angelo sarebbe stato denunciato a piede libero e avrebbe potuto scegliere le forme ridotte di pena previste dal nostro ordinamento giuridico per evitare il processo. In altri termini accetta la condanna e paga di meno. In genere viene applicata la pena minore, per cui, nel caso di pagamento della multa ancor più grave è il fatto che la recente legge cuccioli ha aumentato di pochissimo proprio la quota prevista per la multa minima.

Se, invece, le forme abbreviate non convengono (ovvero nel caso di remotissima ipotesi della galera), semplicemente si va la processo. Probabile che i tempi di prescrizione del reato giochino a favore del torturatore. Un rinvio, ad esempio, ha inaugurato il processo ai danni del gestore del famosissimo canile convenzionato di Cicerale. Ammesso che poi si arrivi alla condanna il torturatore avrà ancora una volta ottime possibilità di non finire neanche un minuto in gattabuia. Dovrebbe scattargli la pena più grave e probabilmente, dopo anni, questo non avverrà mai. Non avverrà neanche se il torturatore ha dei precedenti penali. Bisognerebbe vedere a quale reato si riferiscono e, soprattutto, quanto tempo è passato.

“Angelo” è un caso gravissimo, figuriamoci tutto il resto.

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