pepito
GEAPRESS – Sopravvissuto a una prima aggressione, è caduto di nuovo nelle mani del suo aguzzino. Così la Lega Difesa del Cane commenta i drammatici fatti nei quali è rimasto vittima Pepito, il piccolo meticcio di Pordenone putroppo non sopravvissuto.

L’unica colpa di Pepito, forse, era di abbaiare spesso come fanno molti cani di piccole dimensioni ma questo – riporta la nota della Lega Difesa del Cane – non può in alcun modo essere una giustificazione per l’efferatezza con cui è stato martoriato“.

Secondo qaunto riportato, a settembre dell’anno scorso, qualcuno ha divelto il cancello della sua abitazione approfittando dell’assenza dei proprietari. Il cagnolino è stato trovato ferito in modo atroce. Un punteruolo aveva procato la fuoriuscita del polmone. Al loro ritorno, i padroni lo avevano trovato agonizzante ma, grazie a un intervento chirurgico molto delicato, Pepito era sopravvissuto e tornato quasi alla normalità.

Qualche giorno addietro, il cagnolino  è stato nuovamente picchiato selvaggiamente. E’ morto e il sio corpo è stato abbandonato sul ciglio della strada.

I proprietari hanno sporto denuncia contro ignoti, sia in occasione della prima aggressione sia a seguito della seconda e fatale violenza. Nel primo caso, però, il tutto è stato archiviato per mancanza di testimoni e sospettati. La Lega Nazionale per la Difesa del Cane lancia ora un appello alle Forze dell’Ordine affinché non prendano alla leggera casi di questo genere: “chi commette queste atrocità – riporta la Lega Difesa del Cane – è pericoloso sia per gli animali sia per le persone. Infatti, secondo alcuni studi dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), la violenza sugli animali è sovente il campanello d’allarme di una sociopatia che può sfociare in comportamenti violenti anche nei confronti degli esseri umani“.

Gli animalisti ricordano che l’uccisione di animali, oltre a essere un atto crudele e vigliacco, è un reato penale. L’articolo 544-bis del Codice Penale recita “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da 4 mesi a 2 anni”. LNDC auspica che le forze dell’ordine facciano tutto il possibile per risalire all’identità del mostro che ha torturato e ucciso il povero Pepito e che la condanna sia esemplare, perché gesti come questo non possono e non devono rimanere impuniti.

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