GEAPRESS – Le immagini della povera gattina dell’isola di Ponza, sono inguardabili. Trovata il primo giugno nel paese di Ponza, nell’omonima isola dell’arcipelago delle pontine. L’occhio sinistro coperto da una grossa crosta. In terra e disidratata. Il povero animale, una volta ripulito ed appena in grado di mangiare cibo semisolido, lo respingeva. Non dalla bocca, ma dal naso. Sessanta e forse più pallini da caccia l’hanno devastata. Il palato in particolare era caratterizzato da un ampio foro. E’ stata seppellita ieri. Intossicazione da piombo, questo parrebbe evidenziarsi dalla sintomatologia che ha preceduto la morte.

Per lei si sono prodigati i volontari del Coordinamento Regionale Animalisti Ambientalisti Lazio ed il Medico Veterinario dott. Alessandro Paini. Un lettino tutto per lei, flebo e poi il sondino che conduceva allo stomaco, per farla mangiare. Un prima operazione, per ricostruire il palato devastato dai pallini. Poi altri interventi, per toglierle i famigerati quanto velonosi componenti di quel proiettile uso caccia. E’ andata via l’altro ieri.

Faceva le fuse ogni volta che mi avvicinavo – sottolinea a GeaPress Alice Flati, una delle volontarie del Coordinamento – sembrava che potesse farcela, anche se la strada per la completa riabilitazione non poteva ancora essere tracciata. Aveva perso un occhio. Quel maledetto veleno l’ha infine uccisa“.

Alice ed altre persone che hanno dedicato il loro impegno di animalisti alla sterilizzazione dei gatti di Ponza, si erano conosciuti proprio sull’isola, da turisti. Vanno ogni anno ed il ritrovamento di altri gatti bisognosi, alcuni con storie analoghe alla gattina ora deceduta, li avevano indotti e darsi da fare. Già al momento del ritrovamento era stata fatta denuncia ai Carabinieri, ma la speranza di rintracciare l’autore di un gesto così ignobile, sono minime. Ponza è piccola, si conoscono tutti ed i fucili da caccia non sono pochi. Caccia e bracconaggio, specie agli uccelli migratori. Qualcuno chissà perché, si è sfogato su quella povera gattina.

Abbiamo sentito raccontare storie tremende – dichiara Alice Flati – su come vengono finite le cucciolate“. Storie purtroppo comuni ad altre zone rurali italiane.

I volontari in questi 24 giorni passati con la gattina, si sono impegnati al massimo. Forse per esorcizzare il problema e puntare tutto sulla sua guarigione, le avevano dato un nome curioso. Anzi, un nome ed un cognome. Tiberia Piombini.

Tiberia Piombini voleva vivere. Aveva fame, rispondeva alle sollecitazioni dei volontari, faceva le fuse, dimostrava affetto. L’altro ieri sera il peggioramento. Problemi neurologici che velocemente l’hanno uccisa. Pallini di piombo inestraibili all’intervento chirurgico. Si chiama saturnismo, una grave malattia che conduce alla morte provocata dal piombo che viene metabolizzato.

Sembravano non finire mai – ricorda Alice Flati – per alcuni, però, era impossibile estrarli. A parte quanto riferito dal Veterinario, era sorta in me una certa curiosità, o forse era la preoccupazione. Ho visitato il sito del WWF, ho letto dei cigni. Bastano pochi pallini che raggiungono lo stomaco. Che tristezza. A noi è capitata la gattina e ci siamo rimasti malissimo. Spero che questa storia possa servire a qualcosa, agli animali di Ponza, ma non solo. Mi aspetto una risposta delle Istituzioni, qualcuno deve pure intervenire“.

Speriamo. Ciao Tiberia Piombini e scusaci tanto.

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