GEAPRESS – Che fine hanno fatto i randagi di Piazza Armerina (EN)? Almeno i superstiti visto che nei mesi scorsi tra avvelenamenti con prodotti di sintesi (vedi articolo GeaPress), con pezzi di vetro (vedi articolo GeaPress), impallinati (vedi articolo GeaPress) e finanche gettati nel cassonetto dell’immondizia (vivi) (vedi articolo GeaPress) ne sono rimasti ben poco.

Loro, gli ormai pochissimi cani randagi, hanno continuato a morire. Quello che colpisce di Piazza Armerina, non è tanto la distribuzione del veleno, fenomeno putroppo molto diffuso in Italia. Non colpisce neanche il ripetersi dell’avvelenamento, anch’esso, ahinoi, molto diffuso un pò ovunque. Quello che stupisce è la sistematica azione, condotta con scrupolo quasi scientifico, che sembra essere portata avanti per l’eliminazione totale dei cani.

Avvelenamenti anche a due passi dai luoghi più frequentati dai turisti, che hanno così potuto apprezzare un “turismo alternativo”. Così ironizzano amaramente gli animalisti locali, anche perchè il tutto avviene nell’indifferenza pressocchè totale, o con azioni tardive, delle istituzioni cittadine. Solo la Chiesa ha accolto il lamento delle decine di abitanti di Piazza Armerina, che hanno avuto la possibilità di lanciare l’allarme direttamente dai pulpiti dei luoghi di culto.

L’avvelenatore, o gli avvelenatori, hanno nel frattempo cambiato metodo. Non si uccide più in massa, ma singoli cani appositamente adescati. Lo scorso otto agosto è toccato a Miele (vedi foto) randagio accudito da due volontarie. Ancor prima il veleno era stato ingerito da Macchia, randagia di piazza Boris Giulano. Nonostante i suoi 14 anni è riuscita, però, a superare la crisi. Nello stesso posto non è riuscito invece a sopravvivere un cucciolo di pochi mesi, così come, eguale nefasto destino è toccato ad altro randagio di Piazza Garibaldi, sede del Municipio. Poi un cane padronale, nella periferia sud del paese.

Ed il Comune? Un paio di settimane addietro si è corso il Palio dei Normanni. Per chi ha memoria si ricorderà di una polemica che vide contrapposti Emilio Nessi, il giornalista scomparso nel marzo 2009, e l’allora Giunta. L’uno disse che un cavallo incidentato era stato mangiato in tavolata con Assessore ospite d’onore. L’altro, il Comune, smentì sdegnato.

Eppure tutto avviene negli stessi luoghi dove, ancora una volta, quando ci sono gli interventi, continuano a non convincere. Nei mesi scorsi, infastti, un’altra polemica vide contrapposte le Associazioni animaliste locali e la Giunta. Troppo tardi l’allarme lanciato e, forse, più come conseguanza delle polemiche degli animalisti. L’avvelenatore ha avuto tutto il tempo di riflettere ed ora ha cambiato strategia. Un metodo più subdolo ed ancora più difficile da individuare. Ma possibile che a Piazza Armerina non vi siano telecamere che abbiano registrato? Oppure, ed è l’ipotesi più probabile, i reati di maltrattamento ed uccisione di animali, offrono praticamente nulli stimoli investigativi. Troppo bassa la pena. Troppo bassa per giungere anche all’effettiva punibilità dello sterminatore dei cani di Piazza Armerina. 

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