GEAPRESS – Le due recenti sentenze della Corte di Cassazione relative al disturbo arrecato dall’abbaiare dei cani (vedi articolo e copia sentenze su GeaPress) ha sollevato una vivace polemica ma anche utili quesiti sul perché il cane abbaia. Anzi, cosa è innanzi tutto l’abbaiare del cane? Perché, ad esempio, un cane randagio abbaia tendenzialmente meno rispetto ad un cane tenuto in casa?

Capirne il perché, potrebbe evitare non solo contenzioni legali, ma anche possibili situazioni di malessere che affliggono i nostri compagni a quattro zampe.

Dopo l’articolo pubblicato ieri, una nostra lettrice ha scritto ad Amico Vet, ovvero la rubrica creata da GeaPress e curata dai Medici Veterinari Enrico Moriconi e Francesco Roberto Assenza.

Può esservi del malessere nell’abbaiare del cane? Sicuramente si, ma la vicenda è un po’ più complessa. Secondo il dott. Moriconi, infatti, l’abbaiare è comunque un mezzo di comunicazione. Lo è, ad esempio, nel suo richiamo territoriale, utilizzato anche nel caso di semplice segnaconfine. Quando i perimetri del territorio sono incerti o addirittura indefinibili, come nel caso di molti randagi, non a caso questi abbaiano molto di meno.

E’ chiaro, a questo punto, che un cane tenuto in casa o comunque all’interno di un territorio ristretto a lui imposto, potrebbe subire l’effetto di alcune complicazioni. Ovviamente, questo, nel caso in cui si commettono degli errori nel mantenimento. Giova a questo proposito ricordare che entrambe le sentenze della Cassazione hanno confermato il reato nel momento in cui il padrone non ha posto in essere tutti gli interventi necessari ad impedire la molestia, ovvero l’abbaio durante le ore di sonno. Saperlo, avrebbe potuto significare non solo evitare la condanna ma anche una situazione non piacevole per il cane.

Il cane che abbaia a comando, ad esempio allo squillo di un campanello, è un cane fondamentalmente povero di stimoli. La sua voce è in questo caso, come dice il dott. Moriconi, il frutto di una psiche povera di esperienze esplorative e cognitive. Risponde così negativamente perché ogni novità è vissuta patologicamente; addirittura con un alto potere terrorizzante.

E se, in un altro scenario, il campanello è il panettiere, come nella prima delle sentenze in questione? In pratica il cagnetto abbaiava ogni mattina (alle 4.00!) perché arrivava il panettiere. Viene da chiedersi, però, perché abbaiava dal momento in cui quella presenza era nota, praticamente rituale. Il cane, probabilmente, era in attesa di quell’evento collegandone poi il segnale di arrivo ad una possibile futura azione. Poteva essere l’alimentazione associata al pane o un qualche evento che da questi meccanismi scaturiva e che il cane ben conosceva. Si dovrebbe conoscere meglio il caso ma il concetto di base è fondamentalmente questo. L’abbaiare è così segnale di un malessere. In un ambiente più stimolante ed appagante la natura del cane, l’evento reale non avrebbe il potere di scatenare la risposta vocale. Il tutto sarebbe vissuto come uno dei tanti momenti che caratterizzano la giornata del cane. Il tutto, cioè, sarebbe vissuto con tranquillità.

Tutto risolto? No. Questo perché ci sono anche cani che abbaiano lungamente. In questo caso, dice il dott. Moriconi, il cane vive l’angoscia dell’abbandono e richiama, a modo suo, il tutore che si è allontanato.

Insomma gestire un cane significa capirlo o, più correttamente, saperlo studiare. Ricordiamoci che uomo e cane “parlano” due lingue diverse e la traduzione, spesso, presenta degli intoppi con ricadute anche spiacevoli. Non si può pretendere che un Giudice sia anche etologo, nè tanto meno, come chiesto dall’ENPA, che le parti offese dovevano segnalare alle autorità il possibile malessere del cane. Che il tutore, però, sia veramente responsabilizzato nel tenerlo, questo si. Ne va di mezzo la salute stessa del nostro amico.

La risposta completa del dott. Moriconi è visionabile nella rubrica Amico Vet (CLICCA QUI).

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