GEAPRESS – Potrebbero aprirsi scenari imprevisti dopo il ritrovamento del lupo morto, probabilmente avvelenato, avvenuto lo scorso 19 marzo nel Parco Nazionale d’Abruzzo (vedi articolo GeaPress). Gli inquirenti non lo vogliono confermare ma nel Parco i rimborsi sono particolarmente solerti. Gli indennizzi sono previsti anche per l’area di protezione esterna al Parco. 

Forestale, dopo il ritrovamento della carcassa del lupo, aveva avviato una ampia perlustrazione del territorio rintracciando non solo le probabili polpette che erano state distribuite per avvelenarlo, ma anche due cani morti anch’essi probabilmente per lo stesso motivo. I cani, così come il lupo, sono stati consegnati all’Istituto Zooprofilattico di Avezzano (AQ), il quale ancora non ha fornito i risultati degli esami autoptici.

Con l’utilizzo di speciali unità cinofile provenienti dal Parco Nazionale del Gran Sasso ed appositamente addestrate al ritrovamento del veleno, i Forestali hanno messo in atto una serie di controlli in allevamenti zootecnici della Marsica Fucense. Nel Comune di Lecce dei Marsi su sei aziende solo una è risultata a norma. Nessuna traccia del registo di stalla, mentre in uno degli allevamenti sono risultate gravi inadempenze di ordine penale e relative proprio al maltrattamento di animali.

Due cani risultavano detenuti in un metro quadrato di spazio in una situazione di totale degrado, mentre ben 20 pecore venivano ritrovate morte ed orrendemente ammonticchiate, in una sorta di recipente. Nulla poteva giustifare tanto orrore e forse per questo il sospetto degli inquirenti è che le carcasse potessero servire alle richieste di indennizzo. Ovvero conservarle per presentarle al momento opportuno come animali uccisi da lupi ed orsi. Nel frattempo, però, per questi si distribuiva il veleno. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

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