cucciolo foro italico
GEAPRESS – A Palermo, nel giro di soli tre mesi, un cittadino straniero è stato arrestato quattro volte. La prima volta stava danneggiando delle auto in sosta e minacciando turisti; un po’ di tempo dopo ha cercato di annegare un cucciolo di cane, staccando a morsi le punte delle orecchie del malcapitato animale fortunatamente salvato dalla polizia; la terza volta, meno di un mese fa, ha provato a danneggiare una saracinesca di un negozio e stava per lanciarsi su una donna con un bambino in braccio.

A ricordare quanto successo, tra cui l’incredibile episodio del cucciolo preso a morsi (vedi articolo GeaPress) è la CONSAP – Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia.

L’uomo, originario di un paese UE, è stato condannato per il tentativo di lanciarsi sulla donna ma ha fatto solo pochi giorni di prigione. E adesso l’ennesimo exploit, che sarebbe potuto anche costare la vita a qualcuno. Di sera si aggirava con un coltello a punta da cucina nei pressi del porto turistico palermitano. Poco felice dell’arrivo dei due poliziotti, gli stessi che avevano salvato il cane che l’uomo aveva tentato di annegare, li ha aggrediti col coltello e un pezzo di vetro. Uno dei due poliziotti, un gigante buono famoso a Palermo per la sua tenacia, è stato ferito di striscio. Solo perché i due agenti conoscevano bene il loro mestiere, e hanno immobilizzato l’uomo come prevedono i manuali, è stato evitato il peggio.

Tratto nuovamente in arresto, almeno per adesso, non è più libero.

Non abbiamo alcun dubbio che i magistrati facciano bene il loro lavoro, e applichino la legge – sostiene Igor Gelarda dirigente del sindacato di Polizia Consap – ma qualche cosa non va allora in questa legge, qualcosa non va in questo sistema. A questo punto ci chiediamo a cosa serva la legge se non a garantire la sicurezza dei cittadini, specialmente di quelli che hanno subito un reato e non solo, o prevalentemente, di quelli che lo hanno commesso. Ma se chi commette atti anche socialmente pericolosi, come tentare di rapire un bambino è libero il giorno dopo, forse siamo alla frutta… E ripetiamo, i Giudici non fanno altro che applicare quello che ha scritto il legislatore. Tutto questo deve indurci a riflettere seriamente che è giunta l’ora di rivedere tutto il sistema penale italiano, rendere i processi più veloci e assicurare alla giustizia persone pericolose per la società – continua Gelarda – Non possono che tornarci alla mente le parole di Antonio Manganelli, grande poliziotto e capo della Polizia quando, nel 2008, alla commissione Affari costituzionali del Senato disse che la certezza della pena, in Italia, «è quanto di più incerto esista». Sottolineando che ci trovavamo in uno scenario in cui era chiara «l’assoluta inutilità della risposta dello Stato e la vanificazione degli sforzi della magistratura e delle Forze di polizia». E sappiate che per i poliziotti, quelli che indossano le loro t-shirt per 6 ore al giorno e 1.500 euro al mese, questa situazione è assolutamente frustante. Tanto da farci dubitare anche – conclude Gelarda – su quale sia il nostro ruolo nella società di oggi!”

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