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GEAPRESS – Nuovo intervento dell’Arma dei Carabinieri di Palermo in quello che, anche questa volta, sembrerebbe essere un nuovo caso di combattimenti tra cani.

Dopo essere intervenuti nel quartiere Falsomiele (vedi articolo GeaPress) i Carabinieri hanno scoperto un nuovo sospetto caso di combattimenti nel, non molto distante, quartiere di Pagliarelli. I militari già da tempo erano in possesso di notizie confidenziali sul mondo delle lotte clandestine tra cani.

Questa volta, però, vi è un particolare inedito.

I militari della Stazione di Palermo Villagrazia unitamente ai Carabinieri del XII Battaglione Sicilia, sono intervenuti presso un rivenditore di bombole di gas, già attenzionato nel corso delle indagini, ove è stato rinvenuto un cane Pit bull ormai morto, coperto da un lenzuolo bianco. Il corpo del cane presentava un foro di proiettile all’altezza del cranio. Il cane è stato trovato coperto dal lenzuolo sul quale era stato adagiato un mazzo di fiori. Secondo i Veterinari dell’ASP l’animale presentava evidenti segni di maltrattamenti che potrebbero essere ricollegati ai combattimenti tra cani.

A chiarire il tutto sarà l’autopsia disposta presso l’Istituto Zooprofilattico di Palermo.

Tre soggetti sono stati arrestati per fatti connessi ad altri reati (relativamente ai soli combattimenti la legge contro i maltrattamenti non prevede in questi casi l’arresto). Nel negozio è stata rinvenuta una pistola scacciacani calibro otto priva del tappo rosso in canna per il quale si sospetta la modifica, ma otturata. La pistola aveva il serbatoio inserito. Trovata anche una scatola con dieci proiettili calibro 7.65 illegalmente detenuti.

Come se non bastasse i tecnici ENEL accertavano che l’impianto elettrico del rivenditore di bombole era collegato ad un vicino negozio. L’allaccio era abusivo. Per questi motivi i due sono stati arrestati e processati per direttissima.

I Carabinieri, però, hanno dato corso ad un successivo sviluppo delle indagini scaturite sempre da fonti confidenziali. Ad essere rinvenuta è un’arma dello stesso calibro dei proiettili sequestrati. La pistola semiautomatica  con matricola abrasa è stata trovata, però, nel quartiere Ballarò a casa di un terzo soggetto, ove è stato trovato un caricatore pieno di 5 cartucce ed altre 74 inscatolate. Portata direttamente dietro alle sbarre del carcere Pagliarelli, è in attesa di giudizio.

La pistola sarà inviata ai Carabinieri dei RIS di Messina che svolgeranno tutti gli accertamenti utili per comprendere se è mai stata utilizzata in qualche delitto e, se in sede di autopsia sarà rinvenuta l’ogiva che ha messo fine alla vita del cane Pit bull.

I reati a vario titolo contestati riguardano, per il primo soggetto, il reato di furto di energia elettrica, ricettazione (perché all’interno del negozio sono stati altresì ritrovati sei blocchi motore di dubbia provenienza), uccisione di animali (verosimilmente l’uccisione del cane pit bull con arma da fuoco) e detenzione abusiva di armi  comuni da sparo e relative munizioni. Per lui la condanna a quattro mesi di reclusione e la multa di 200 euro. Il secondo soggetto, quello del negozio attiguo, è stato rimesso in libertà in attesa del processo.

L’intervento rappresenta il terzo in pochi mesi che sembra avere gettato nuova luce sul mondo dei combattimenti tra cani. Oltre alle due operazioni portate a segno dai Carabinieri ve ne era stata un’altra condotta dalla Polizia di Stato che aveva portato nello scorso mese di gennaio al sequestro di alcuni Pit bull nel quartiere Brancaccio (vedi articolo GeaPress ).

Un fatto che sembra confermare in pieno le preoccupazioni già da tempo avanzate dalla LIDA (Lega Italiana Diritti Animali) di Palermo. I combattimenti, complice l’inefficienza della legge di settore, sono da tempo ripresi  e la presenza di certe razze di cani, specie in alcuni quartieri della città, non poteva essere casuale. Nessun collegamento con quanto ora avvenuto ma proprio nel quartiere Pagliarelli si è appena conclusa una maxi operazione dei Carabinieri condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia, i cui esiti saranno resi noti nella mattinata di oggi. Trentanove misure cautelari contro altrettanti presunti appartenenti al mandamento mafioso di Palermo-Pagliarelli, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, corruzione.

Ad essere stati arresti anche coloro che gli inquirenti ritengono essere i capi delle famiglie mafiose di “Pagliarelli”, “Corso Calatafimi” e “Villaggio Santa Rosalia”. Sequestrati centinaia di chili di stupefacenti.

Un clima di cupa violenza che in qualche maniera, per i posti richiamati, si ricollega alle denunce della LIDA. La presenza di alcuni cani in certi posti di Palermo, non può essere causale.

Al ringraziamento per le Forze dell’Ordine, la LIDA  fa seguire un appello per i Pit bull. Solo nello scorso fine settimana ne sono stati recuperati tre di cui uno ferito. Uno di questi animali, probabile incrocio con razza molossoide, è stato rinvenuto nel quartiere Santa Rosalia. Il dramma aggiuntivo, afferma la LIDA, è quello di non sapere più dove portare questi cani. Un problema al quale può far seguito  l’affidamento in custodia alle stesse persone alle quali gli animali sono stati sequestrati. Considerato l’ambiente spiccatamente criminale che spesso contraddistingue i luoghi del sequestro, non è da escludersi la possibilità che gli animali possano velocemente tornare nel drammatico mondo dei combattimenti.

Occorrerebbe affrontare il problema che, Alessandra Musso responsabile della LIDA palermitana, definisce con il termine di “randagismo parallelo“.

Oltre ai quotidiani interventi che riguardano i randagi – afferma la responsabile animalista – vi è poi quello dei randagi che forse tali non sono ma che affluiscono nello stesso settore di intervento. Si tratta dei Pit bull, sempre più numerosi che si trovano, spesso feriti, in strada. Per loro occorrerebbe un intervento particolare. Mi riferisco a strutture attrezzate, dove possono lavorare educatori cinofili e Veterinari comportamentalisti. I cani sono quasi sempre buoni con l’uomo, ma appena vedono un altro animale si manifesta subito l’aggressività istigata in loro con metodi violenti e spesso a spese di altri animali“.

I blitz di Carabinieri e Polizia sono ottimi e spero possano continuare – conclude Alessandra Musso – ma le autorità amministrative cittadine devono porsi il problema dell’accoglienza e del recupero di questi animali“.

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