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GEAPRESS – Due interventi di polizia in poco più di 15 giorni, aventi entrambi ad oggetto i combattimenti tra cani. Il primo, condotto da Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Polizia Municipale, è avvenuto nel quartiere Brancaccio (vedi articolo GeaPress). Il secondo è invece maturato due giorni addietro a Falsomiele, quartiere di ediliza popolare anni 70. Ad intervenire Carabinieri e Polizia Municipale (vedi articolo e Video GeaPress).

Ad essere stati scoperti non sono stati i ring per il combattimenti. Più probabilmente sorte di “allevamenti” che, in un  caso, hanno riservato la sorpresa di schizzi di sangue nelle pareti.

Lo scorso gennaio la LIDA di Palermo, aveva lanciato l’allarme: in città i combattimenti sono molto più comuni di quanto è dato pensare. Secondo le indiscrezioni pervenute agli animalisti, gli scontri veri e propri avverrebbero in casolari isolati, ma cosa ben diversa sono i box o altre aree apparentemente abbandonate,  divenuti luoghi di detenzione di Pit bull ed altre razze  che purtroppo vengono coinvolte nei combattimenti.

Quanto scoperto in questi giorni – afferma Alessandra Musso, responsabile della LIDA cittadina – è solo la punta di un iceberg. Crediamo che situazioni come quelle individuate a Brancaccio e Falsomiele, siano molto comuni in città. Tanti segnali lo fanno pensare – aggiunge la responsabile animalista – Basta vedere i cani in mano a certe persone ed in certi luoghi per potere presupporre qualcosa di poco chiaro“.

Gli animalisti additano anche i numerosi scooter che in città si vedono trainare cani particolari.

E’ probabile che si tratti di allenamenti – aggiunge Alessandra Musso – Quelle persone andrebbero come minimo identificate.  A prescindere dai combattimenti, non è ammissibile portare a traino un cane. Bisogna poi dire che non sempre i cani sequestrati, vengono affidati al canile municipale. Il nostro timore è che siano dati in custodia giudiziaria agli stessi personaggi. Capisco che il problema è complesso ma tutto ciò non deve avvenire e per questo abbiamo attivato i nostri legali per saperne di più”.

La pratica dei combattimenti è agevolata da una previsione di legge inadeguata ad affrontare il fenomeno. Non è neanche previsto l’arresto in flagranza, tranne che per le forme aggravanti che interessano poche categorie di persone coinvolte in un combattimento, peraltro difficili da individuare. Anche in questi casi molto particolari, l’arresto in flagranza è facoltativo. Quasi del tutto svuotata di contenuto è poi la previsione detentiva. Le pene reclusive previste dalla legge 189/04 (quella, cioè, che avrebbe dovuto reprimere i maltrattamenti) sono molto al di sotto della soglia di punibilità. Tutti a casa, ed a fine processo (ammesso che mai ci si arrivi) una multa che probabilmente non verrà mai pagata.

Intanto, a Palermo, sembra ormai essersi conclamato un fenomeno che, dopo il boom degli anni novanta, sembrava essersi sopito.

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