GEAPRESS – Poveri randagi di Palermo, da vivi ed anche da morti. In quest’ultimo caso dovrebbe provvedere alla rimozione l’AMIA, l’azienda municipalizzata per l’igiene ambientale. Se tutto va bene e se di mezzo non c’è il fine settimana.

Ad incappare nel disservizio è stata una cittadina che, il 19 maggio scorso, ha prima assistito alla morte per avvelenamento di un cane di strada e poi, per oltre tre giorni, allo scempio di quel corpo rimasto sotto il sole cocente del capoluogo siciliano. Quanto è bastato per esasperare il tutto e convincere a denunciare l’accaduto alla locale Stazione dei Carabinieri.

Il fatto è avvenuto in via Imera, poco distante dal centro città. Per il cane niente da fare. Uno dei tanti avvelenamenti. Gli spasmi del potente veleno, verosimilmente un diserbante, uccidono quasi subito l’animale. Se invece resisteva alla tortura del veleno, si sarebbe dovuto sperare nella coincidenza degli orari di servizio per i prelievi di animali in strada. La reperibilità, infatti, è alquanto incerta. Il cane, però, è morto. La signora inizia così a comporre il numero di telefono indicato dall’AMIA per questo servizio. Il numero verde, in automatico, continua a scodellare le snervanti indicazioni, ma di riuscire ad avere una risposta, fino alle 18.45, neanche a parlarne. Si passa così al centralino della Polizia Municipale, dove si viene a sapere che già altri cittadini hanno telefonato, tanto che l’operatore ha già inviato un fax alla municipalizzata. Attenzione, avverte l’operatore: oggi è sabato e per togliere il cane dalla strada, si dovrà probabilmente attendere fino al lunedì successivo.

Nella giornata di domenica, segnala nell’esposto la signora, sopraggiunge una pattuglia dei Carabinieri. Anche loro inviano un fax all’AMIA. Passa la notte e si arriva, finalmente, al lunedì. Quella che tecnicamente si chiama carcassa è ancora in strada. Anzi, sempre più in precario stato, rimarrà fino al giorno dopo quando, finalmente, verrà rimossa dall’AMIA.

Quel povero cane, denuncia ora la signora, è rimasto in strada per 72 ore quando già degli elementari motivi di ordine igienico ne avrebbero dovuto imporre l’immediata rimozione.

Forse, però, la signora è stata fortunata. Se quel povero animale fosse stato un cavallo e non cane, bisognava attendere l’appalto per la rimozione. L’AMIA non ha nel suo contratto questo servizio e così è potuto accadere che, per rimuovere i poveri resti di un cavallino macellato e gettato nel contenitore dell’immondizia (vedi articolo GeaPress), gli abitanti esasperati hanno inscenato una pubblica manifestazione. I pochi resti del cavallino, riempivano a malapena un sacchetto. Molto meno di un cane.

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