GEAPRESS – Ore 19.00, via Luigi Palomes, nel quartiere Brancaccio a Palermo. Qualcuno vede dei ragazzi nei pressi di un cassonetto dell’immondizia. Gettano qualcosa che si muove, poi la fiammata. Parte la chiamata ai Vigili del Fuoco che arrivano in pochi minuti. Proprio a Brancaccio c’è una loro stazione la quale avvisa subito i Carabinieri del locale Comando.

Il gruppo di ragazzi, si allontana velocemente. Dai balconi qualcuno inizia a gridare. Lì dentro sembra proprio che ci sia qualcosa che si muove. I Vigili spengono il rogo, uno dei tanti che a Palermo si appiccano nottetempo ai cassonetti. Increduli, da quel miscuglio di sacchetti fumanti e l’odore acre che sa di plastica bruciata, tirano fuori un cane. Anzi una cagnetta. I Vigili avvisano la centrale operativa della Polizia Municipale. Da qui, il canile municipale. C’era la Signora Carta, dicono dalla centrale operativa. Dal canile parte la squadra della Gesip, la società incaricata dal Comune per le mansioni al canile municipale.

La cagnolina è giovane. Cinque, forse sei mesi di vita. E’ stata salvata dal pronto intervento dei Vigili del Fuoco, dei Carabinieri e da una coincidenza fortunata. Il fuoco, forse causato da un liquido infiammabile, non aveva ancora avvolto l’intero cassonetto. I sacchetti stessi hanno protetto il povero cane che cercava disperatamente di abbandonare il contenitore, ricadendovi però dentro. Poche bruciature al mantello. Nessuna seria ustione.

La cagnetta viene distesa in terra e bagnata con dell’acqua. Gli operai della Gesip (il canile è a pochi centinaia di metri da via Palomes, vedono che il cane si riprende ed inseriscono il guinzaglio di corda. Il dott. Sceusa, Medico Veterinario dell’ASL di Palermo, di turno ieri sera, si prende cura di lei.

Impossibile rintracciare la banda di ragazzini. Momenti concitati. La stessa segnalazione arrivata alla Caserma dei Vigili del Fuoco, riferiva di un cassonetto dato alle fiamme. Poi, arrivati sul posto, l’incredibile scoperta. Una serata di noia, passata tra i palazzi della periferia sud di Palermo. Tra lo snodo ferroviario, la zona industriale e l’autostrada. Fino al dopoguerra erano agrumeti che arrivarono al mare. Erano rimasti solo i ruderi di una masseria e dei campi incolti, ma poi hanno deciso di costruire un iper centro commerciale. I ragazzi del posto, però, non sanno cosa farsene.

E’ vero – riferisce a GeaPress Alessandra Musso, Responsabile della LIDA cittadina – il quartiere è difficile, è quello di Don Pino Puglisi, il prete ucciso dalla mafia. Ci sono però tante persone oneste. In quella zona – continua la Responsabile animalista – abbiamo anche nostri soci e comunque persone che si interessano di tanti problemi, tra cui quello del randagismo che cerchiamo anche noi di affrontare come possiamo“.

La cagnetta è ora ricoverata presso il canile municipale di Palermo. Per disposizione di un ufficio che si chiama “Diritti degli Animali”, non è possibile però poterla vedere. Causa giornalisti, il canile è blindato per superiore decisione. Peccato. Tra gabbie rotte e cani ammazzati, altri relegati nella struttura dell’ex macello, poi la recente polemica sull’ennesimo incredibile provvedimento, ovvero divieto di accogliere i cuccioli (vedi articolo GeaPress), poteva essere una buona occasione per mostrare qualcosa di positivo.

Oggi è giorno di adozioni. Il cancello si apre e vediamo una signora con una piccola Yorkshire. L’ho chiamata “Dolly”, mi hanno detto che era stata abbandonata al cancello. Poi, nell’area di sgambettamento, vediamo fare capolino una cagnetta Pit bull. I peli bianchi sul volto tradiscono la sua età. E’ qui da tanto tempo, nessuno la vuole. Poi il cane con le crisi epilettiche. Figuriamoci quello, ci dice un inserviente. Ci sono i volontari. I cani, almeno oggi, possono sgambettare in un recinto terroso.

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