cuccioli est
GEAPRESS – Un’indagine complessa che ha portato ad ipotizzare l’esistenza di una vera e propria organizzazione criminale, ben strutturata e ramificata, che sarebbe stata dedita al traffico di cuccioli di cane ed alle truffe on line. E’ quella della Squadra Mobile di Padova diretta dal dott. Marco Calì che è stata oggi resa nota.

Le indagini in realtà, iniziano nell’estate del 2011 ed a sua volta fanno riferimento a fatti commessi anche nel 2010. Un quadro mastodontico di collegamenti, inserzioni on line, appuntamenti ai caselli autostradali, ma anche una verosimile incapacità della nostra legge a far fronte ad un fenomeno delle facili capitalizzazioni. Molti dei soggetti ora indagati non erano poi così tanto misteriosi. Un nodo emiliano, un altro ungherese ed un terzo luogo in Veneto. Poi le vendite in varie regioni italiane. Un quadro che vede ora coinvolti anche allevamenti e Veterinari che a detta degli investigatori, sarebbero stati compiacenti.

I primi input investigativi sono partiti proprio dalle segnalazioni e denunce che facevano riferimento ad alcuni siti internet riportanti annunci di vendita di cuccioli. Tutto questo ha portato, ora, alla denuncia di venti persone tra cui autotrasportatori e veterinari, e ben 15 perquisizioni che hanno coinvolto le provincie di Mantova, Grosseto, Firenze e poi, in Emilia Romagna, Bologna ed altre città.

Poi, il “cane” che ha fornito la svolta. Si trattava di un “volpino di pomerania” che ha indicato la strada per risalire a quello che viene descritto dalla Polizia di Stato come un sodalizio criminale basato su truffe, frodi in commercio, delitti di falso, importazione illegale di animali da compagnia, maltrattamenti di animali. Il tutto secondo un preciso modus operandi. Le “vittime”, solitamente persone comuni in cerca di annunci di vendita cani, “abboccavano” alle offerte on line e contattavano telefonicamente i venditori.

Nomi di fantasia che avrebbero fatto riferimento ad un soggetto che si trovava con il suo allevamento in provincia di Reggio Emilia ed operante in Veneto. Da qui sarebbe poi partito, per gli ignari acquirenti, il riferimento di un’utenza mobile di un allevamento che faceva riferimento ad altro nome di fantasia che si trovava in realtà a Bologna. Il presunto sodalizio, secondo le risultanze investigative, avrebbe così proposto la vendita di qualsivoglia razza di cucciolo di cane in svariate province italiane. L’offerta era molto ampia. I nomi di fantasia, si proponevano a volte come venditori diretti, a volte come intermediari. Per gli acquirenti, il cane era di fattrici italiane di alta genealogia, ma il quadro prospettato dagli inquirenti e molto più realistico rispetto ai prezzi di vendita, giudicati fuori mercato.

Secondo la Squadra Mobile di Padova, i futuri acquirenti sarebbero stato poi convinti ad accettare e perfezionare la vendita nei pressi di caselli autostradali.
Sarebbero poi state esibite certificazioni redatte da veterinari che ad avviso degli inquirenti erano compiacenti. In tal maniera si attestavano vaccinazioni e l’innesto sottocutaneo del previsto microchip. Una “autorevole conferma” agli occhi dell’ingenuo acquirente. Si credeva così di avere fatto un acquisto oculato ma a basso prezzo. “Gli incauti di turno”, così vengono definiti dalla Polizia.

E’ proprio in questa fase che sarebbe stata perfezionata la truffa. Dovendo consegnare cuccioli di qualità’ per i quali si richiedono importanti somme di denaro, i venditori si presentano all’appuntamento con cani provenienti dall’est europeo e riportanti in genere tare ereditarie dovute alla scarsa cura e gravi malformazioni genetiche. Successivamente, concordato il luogo di incontro, il venditore a bordo della propria auto portava il cucciolo di cane e lo consegnava all’acquirente previo pagamento della somma pattuita, solitamente in contanti. In questa fase agli acquirenti sarebbe stato consegnato anche una sorta di passaggio di proprietà’ del cucciolo, consistente in un foglio manoscritto contenente i dati del cane ed il numero del microchip.

Molti clienti, sempre secondo le risultanze investigative, avrebbero poi ricevuto cuccioli malati e sprovvisti di vaccinazioni. Questo nonostante venisse prodotto regolarmente il libretto sanitario che attestava il contrario.

E’ questo il contesto dove sarebbe maturato il primissimo input all’indagine. Una cittadina padovana che già nel febbraio 2010 sera stata oggetto di truffa.

Uno dei soggetti ora denunciato dagli investigatori della Squadra Mobile, si sarebbe in alcune occasioni presentato con una divisa di colore verde da guardia zoofila e munito di pistola per rendersi ancora più affidabile. Le analisi dei movimenti ed i collegamenti degli indagati, avrebbero poi fatto emergere i tratti caratteristici di quella che apparirebbe come una vera e propria associazione criminale dedita alla commissione di delitti come il traffico illecito di animali da compagnia.

Tale presunta struttura associativa sarebbe stata costituita da autonomi gruppi operanti sul territorio nazionale ed estero. Circa la sua promozione ed organizzazione, le indagini degli inquirenti si concentrano su un cittadino bolognese ed uno ungherese. Il tutto, però, si avvaleva di molteplici sodali. Nel complesso c’era chi si sarebbe adoperati per portare a termine le “operazioni” commerciali in qualità di partecipe o collaboratore. Secondo gli investigatori, c’era chi rispondeva agli annunci inseriti on line, chi importava e trasportava i cuccioli di animali da compagnia, chi cogestiva di fatto esercizi commerciali collegati, chi in qualità di medico veterinario avrebbe provveduto a procurare la documentazione necessaria a rassicurare i compratori. C’erono poi delle varianti come chi, fingendosi titolare di allevamenti si reinventava il ruolo nel caso il cucciolo risultasse affetto da patologie. In questo caso, il soggetto diventava un ignaro acquirente che rivendeva a terzi. Questo per evitare d’incorrere in denunce.

Nel maggio 2011 a Trento, il nuovo punto di svolta di un percorso incredibilmente complesso. Alcune acquirenti, infatti, si erano rivolte ad un veterinario. Su di un barboncino vi era una ferita al collo. Il veterinario diagnosticava altresì un ascesso purulento ed una sospetta gastroenterite virale, motivi per i quali il povero cagnolino veniva sottoposto ad un intervento chirurgico. Il cucciolo, inoltre, aveva un’eta’ compresa tra i 45 ed i 55 giorni. Non si trattava, cioè, dei quattro mesi così come sarebbe stato dichiarato dal venditore. E’ inoltre probabile che il piccolo animale fosse stato nutrito con tritato di polli, avendo espulso un frammento osseo. L’animale, purtroppo, nonostante il ricovero e le cure immediate, moriva poco dopo. Dall’esito dell’esame autoptico e’ sostanzialmente emerso che l’ipotesi del decesso potesse essere correlata al maltrattamento del cucciolo nonché’ alla sua mancata vaccinazione. Il veterinario avrebbe altresì riferito di un microchip la cui numerazione non sarebbe corrisposta all’origine italiana dello stesso.

Secondo la Squadra Mobile, due degli attuali indagati sarebbero riconducibili al ruolo di procacciatori di affari. Uno di loro avrebbe adoperato falsi nomi e talvolta si è finto guardia forestale al fine di carpire la fiducia degli acquirenti. Il socio ungherese avrebbe invece effettuato in talune occasioni trasporti di cuccioli, essendo a quanto pare egli stesso autotrasportatore e proprietario di furgoni. In altre occasioni avrebbe delegato terzi. Le indagini degli investigatori, a questo proposito, si concentrano su un episodio che sarebbe stato rilevato nel corso del sequestro di cuccioli avvenuto nel maggio 2011.

Altra figura centrale della presunta organizzazione sarebbe un indagato modenese. Secondo la Squadra Mobile di Padova si tratterebbe di una persona con numerosi precedenti di polizia e giudiziari per identici reati. Sarebbe stato proprio lui a fornire i cuccioli poi posti in vendita mediante inserzioni su Internet. Poi l’ipotesi forse più grave. Questo terzo soggetto avrebbe esercitato apertamente la vendita di cuccioli tramite la propria ditta – allevamento all’interno del quale sarebbero pure state segnalate svariate morti sospette di cagnolini provenienti dall’ est europeo.

Da dove provenivano in realtà i cuccioli? Secondo la Polizia di Stato di Padova i “corrispondenti” della presunta organizzazione si occupavano di reperirli da abitazioni private ungheresi. I trasportatori, invece, li avrebbero trasportati in Italia proprio per conto della presunta organizzazione criminale a bordo di camion o furgoni.

Una mobilità notevole sul territorio nazionale ed estero secondo schemi che vanno oltre i canoni tradizionali di quella che la Polizia di Stato definisce una associazione criminale stanziale e radicata in un determinato luogo. In altri termini una sfera di influenza non circoscritta. Anzi, alcuni comportamenti che sarebbero perseguibili nel nostro paese sembrerebbero essere stati consumati all’estero. Un fatto, quest’ultimo, che ha impedito per lungo tempo un’agevole tracciabilità. Secondo l’ipotesi investigativa è questa la vera mappatura che avrebbe permesso alla presunta organizzazione di agire incontrastata per anni e di arricchirsi notevolmente in una posizione di egemonia commerciale. Il tutto sarebbe stato altresì agevolato dai prezzi fuori concorrenza.

Un’operatività che sarebbe continuata negli anni tramite vendite online di cuccioli di cane di tutte le razze. Ad attestarlo sarebbero finanche recentissimi annunci su vari siti internet come i sequestri di cuccioli. Sarebbero a ciò riferibili, ad esempio, i 53 cagnolini sequestrati dalla polizia di frontiera a Trieste nel settembre scorso ed ora affidati all’ASL di competenza. Ma le indagini della Squadra Mobile di Padova, hanno portato ad altro sequestrato nel maggio 2011. Decine di cuccioli di cane provenienti dall’Ungheria e rinvenuti all’interno di un’area di servizio nei pressi di Verona.

Sconfortante la capacità di azione della legge. Alcuni degli indagati, riferiscono dalla Polizia di Stato, hanno infatti collezionato una serie di procedimenti penali ed alcune condanne, senza però conseguenze di sorta per la loro libertà personale.

Il nove ottobre scorso l’avviso di conclusione delle indagini. Varie perquisizioni a Padova ed altre città dell’Emilia Romagna e Toscana, con la collaborazione di quelle Squadre Mobili, con esiti positivi e riscontri documentali.

A casa di uno dei presunti capi, sono state sequestrate quelle che apparirebbero come prove a suo carico. In allevamento ed abitazione di un secondo indagato, otto cuccioli non in regola ed altre decine rilevati come in pessime condizioni di igiene e con problematiche di salute e senza microchip.

A Mantova sono stati sequestrati 12 cuccioli privi di microchip lascianti in recinti che sarebbero apparsi con fanghiglia ed in condizioni precarie. A Grosseto nell’allevamento di un altro indagato, sarebbe stato invece rinvenuto un vero e proprio accampamento per oltre 80 cani, rinchiusi in container o posti sotto i letti in gabbie ed in condizioni critiche. Trentatré di questi sarebbero risultati alle indagini, con eta’ inferiore ai tre mesi. Trovati anche svariati passaporti canini non riconducibili ai cuccioli ivi presenti.

Dunque, una indagine complessa alla quale la Squadra Mobile di Padova ha saputo dare un riscontro concreto.

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