GEAPRESS – Lunedì scorso veniva ritrovato un Pit bull morto nelle campagne di Poggibonsi, in provincia di Siena. La segnalazione, raccolta dalle Guardie del WWF e subito affrontata, portava purtroppo alla scoperta di altre morti. Si trattava di una pecora, un coniglio, un tacchino, due anatre e sei galline. Il Pit bull aveva attorcigliato la catena attorno ad un palo e le nevicate che si sono succedute senza sosta in quei giorni, hanno verosimilmente fatto il resto. Forse era meglio che il successivo intervento dell’Asl veterinaria fosse avvenuto prima, anche perché il Pit bull si presentava gravemente smagrito. Ad ogni modo potevano anche non averne saputo niente, sebbene le caprette avevano la marca auricolare, e quella situazione, a quanto pare, era nel comprensorio già nota da tempo.

Da lunedì scorso, però, non è cambiato niente e gli animali superstiti sono ancora tra i boschi di Poggibonsi con l’ultimo chilometro di strada veramente difficile da praticare. Sembra, peraltro, che il proprietario degli animali  (diverso dal proprietario del terreno) non abbia neppure un veicolo per raggiungere il luogo. Avrebbe dichiarato che fornisce il cibo ogni due giorni. A quanto pare dietro la storia degli animali che ora gravano su di lui, ve ne è un’altra molto triste di una giovane donna deceduta un po’ di tempo addietro.

Quando la vigilanza del WWF è arrivata sul posto, ovvero lunedì 21 dicembre, a Poggibonsi nevicava già dal venerdì precedente e sulla neve  non vi era la minima traccia di intervento dell’uomo. Neanche un passo, da quattro giorni, era rimasto sulla neve. Il pit bull, magrissimo, era ormai morto e con i suoi occhi sembrava fissare ancora il vuoto che lo ha accompagnato fino alla fine avvenuta attorno al palo con la catena intrecciata. La pecorella, invece, era mezza riversa nel fango. La scena da orrore è ancora lì perché, a parte la rimozione delle carcasse, gli altri animali patiscono l’inedia di un posto che, bene che vada, viene raggiunto ogni due giorni.

Intanto, a Poggibonsi la temperatura ha ripreso a scendere e nel fine settimana di notte si sfiorerà lo zero. Gli animali, come riparo, hanno ancora le stesse capannette, di sicuro inadatte ad ospitarli. Gli stessi, inoltre, parrebbero essere stati affidati sempre allo stesso proprietario e neanche posti sotto sequestro, nonostante le rimostranze avanzate dalle Guardie del WWF. Perché l’Asl veterinaria di Colle Val d’Elsa, territorialmente competente per Poggibonsi, non ha disposto l’immediato trasferimento degli animali superstiti? Che ne sarà della ventina di animali sopravvissuti  tra cui un rottweiler, anch’esso legato a catena come il pitt bull defunto, tre caprette tibetane, una faraona, sei galline e quattro ochette?

Probabilmente sul proprietario degli animali sono piovuti addosso problemi troppo grandi per lui che di problemi, si dice in giro, ne ha già parecchi. Non servirà a nulla la denuncia ma il trasferimento degli animali parrebbe essere un atto obbligato. Sarà un caso ma quella stessa Asl ci fa venire in mente un intervento di qualche anno addietro di Striscia la Notizia. Ricordate? I cani di Quartara e la strana storia dell’accalappiacani che, chissà perché, si portava a casa sua i cani? In quel caso il problema fu risolto. Grazie a Striscia, naturalmente.

Lanciamo un accorato appello al Sindaco di Poggibonsi e alle Forze dell’Ordine locali affinché intervengano subito prima che quei poveri animali sopravvissuti facciano la medesima orrenda fine del Pit bull, della capretta e degli altri animali morti di freddo, fame e indifferenza. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

Vedi aggiornamento del 27/12/2010

Vedi aggiornamento del 29/12/2010

Vedi aggiornamento del 01/01/2011

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