GEAPRESS – Le tumefazioni lasciano spazio a pochi dubbi. I neonati cuccioli rivenuti all’interno di una sacchetto di plastica gettato nel cassonetto di via Vittorio Veneto ad Olbia, erano stati oggetto di forti colpi in varie parti del corpo. Forse sbattuti per ucciderli. Appena nati, colpiti e gettati.

A sentire i guaiti sono stati due turisti che si trovano a percorrere proprio quella via, una sorta di spina dorsale della città. Un ricordo tremendo della Sardegna. Prima i guaiti, poi il sacchetto nero ed alla sua apertura occhi tumefatti e quelle chiazze rosse sul mantello bianco. Il pelo è ancora arricciato come spesso capita agli animali nati da poco. Un fatto grave, certo non rappresentativo della città di Olbia e della sua sensibilità, ma comunque non raro. A riferirlo a GeaPress è Cosetta Prontu, della LIDA di Olbia, i cui volontari si sono subito precipitati per soccorrere i poveri cagnolini. Situazione disperata, ed i primi aggiornamenti parlano già di soli tre cuccioli superstiti.

Dove sono ora i soldi per la prevenzione del randagismo? Dove sono i soldi per le sterilizzazioni? Questa la denuncia della LIDA di Olbia che ricorda i due milioni di euro stanziati dalla Regione Sardegna e che, ormai da un po’ di tempo, non si sentono più nominare.

E’ verosimile che l’autore dell’insano gesto, sia una persona del luogo. Una cagna forse mai controllata da chi preposto, senza microchip e senza storia ufficiale. Più o meno accudita presso un fondo agricolo del posto. Poi il parto e la veloce eliminazione dei cuccioli. Un fatto molto comune in ambito rurale, dove alla cagna viene in genere lasciato un solo cucciolo per smaltire il latte.

Grida giustizia, la LIDA di Olbia che ricorda pure le difficoltà per sterilizzare i cani. Ricordano i massacri dei cani che siamo abituati a vedere in altre nazioni, ricordano i massacri di cani che mai ci abitueremo a vedere a casa nostra.
Le istituzioni devono rendersi conto che il massacro si può fermare solo con la sterilizzazione dei cani di proprietà di quelle famiglie che non possono farlo – riferisce Cosetta Prontu – Noi dobbiamo cambiare la mentalità di questi soggetti “pericolosi” per se stessi e per la nostra società, dobbiamo risvegliare le coscienze“.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati

VEDI FOTO: