GEAPRESS – Ritenuti colpevoli di avere catturato e bruciato, cospargendolo di alcool all’interno della gabbia trappola, un povero gattino. Il tutto per un dispetto ad una signora vicina del cantiere edile dove, i tre operai autori del misfatto, lavoravano.

Grande risalto alla pena inflitta, sei mesi di reclusione senza sospensione condizionale. Così ha deciso il Giudice Monocratico del Tribunale di Tempio Pausania, Sezione distaccata di Olbia. Detta così sembrerebbe che i tre soggetti siano finiti in galera, ma con la legge 189/04, che punisce maltrattamenti ed uccisioni di animali, in galera non può finirci praticamente nessuno. Questo, salvo superiori reati, neanche nel caso di condanne passate in giudicato e con la solo esclusione di particolari pregiudicati. Dipende, cioè, dal tempo trascorso e dal tipo ti reato commesso.

Il reato di uccisione di animali prevede, infatti, come pena massima due anni di reclusione. Troppo poco per l’esecuzione della pena. Per avere la reclusione in carcere occorrono previsioni di pena ben superiori a quelle previste dalla 189/04. Questo anche nelle ipotesi più gravi, come ad esempio nei casi di aggravanti di chi è risconosciuto colpevole di dirigere o organizzare combattimenti tra cani.

Quindi, niente carcere! Eppure, quando venne approvata, la 189/04 venne molto pubblicizzata come la legge che avrebbe fatto finire in galera chi maltrattava gli animali.

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