GEAPRESS – Vegana, attivista per i diritti animali e quattro volte Ministro. Maneka Gandhi, indiana di origini Sikh e moglie del defunto Sanjay Gandhi, figlio di Indira Gandhi, torna a parlare in favore degli animali. Questa volta l’attenzione è puntata sul Nepal e l’occasione è fornita dall’appelo lanciato dall’Animal Welfare Network Nepal. Oggetto della protesta l’uso di animali da sacrificare durante le feste del Chaite Dashain e del Bisket Jatra. Galline, bufali e capre uccise. Con il loro sangue viene intinta una bandiera portata da un comandante militare.

Animali sgozzati nella pubblica via con il controllo dell’esercito. Secondo Maneka Gandhi, è giunto il momento di rifiutarsi di uccidere animali per motivi religiosi. Per lei è un crimine efferato. Secondo gli attivisti nepalesi, infatti, l’offerta degli animali può benissimo essere sostituita con cibo vegetale senza che questo faccia venir meno alcun precetto religioso. Non solo. I sacrifici animali sono il retaggio di superstizioni dure a morire che impediscono al Nepal di diventare un paese veramente avanzato.

Inconcepibile, poi, che alcuni animali vengano offerti dal governo. Per questo, sia il Ministro della Cultura nepalese che il capo dell’esercito sono stati invitati a porre fine ai sacrifici.

Già un anno addietro l’Animal Welfare Network Nepal propose di citare nella nuova Costituzione proprio gli animali. Questo perché il Nepal non ha riferimenti legislativi che riguardano i diritti degli animali. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).