cane fiumelato
GEAPRESS – Il ritrovamento è avvenuto ieri intorno alle ore 12.00 nei pressi di Fiumelato, tra Monreale e la frazione di Pioppo.

Due cani, trovati legati per le zampe posteriori ed appesi a testa in giù nel vicino corso d’acqua. All’arrivo dei Carabinieri, a quanto pare avvertiti da una segnalazione, uno dei due cani era già morto. La testa è stata trovata semisommersa. Il secondo cane, un maschio di circa un anno e mezzo, era stato appeso ad un ramo più robusto e solo per questo la sua testa  è rimasta per chissà quanto tempo a sfiorare le turbolenze del corso d’acqua. Nei luoghi, oltre ai Carabinieri, anche i Veterinari dell’ASP che avrebbero accertato l’assenza dei microchip.

L’esigenza di provvedere al soccorso del cane, ha determinato la chiamata del volontario Alessio Di Dino che da anni opera nel monrealese per il soccorso dei cani randagi. Al suo arrivo, presente l’incaricato del Comune di Monreale per i problemi del randagismo, i due cani erano stati ormai slegati. Quello deceduto è stato disposto in un sacco nero mentre  il secondo animale, che sembrava immobilizzato alle zampe posteriori, è stato trasportato da Alessio Di Dino presso un ambulatorio veterinario di Palermo. Disposto l’esame radiografico si è così scoperto che il povero animale era stato centrato da una rosa di pallini da caccia. Alcuni di questi sono pericolosamente vicini alla colonna vertebrale.

Sul cane sono state effettuate le  prove per sondare la reattività delle parti immobili. I primi risultati, sebbene non si possa escludere l’effetto di uno shock ipotermico, sembrano  sconfortanti. Minimi segnali di reazione agli stimoli, e nessuna risposta al dolore profondo.

Chi ha ridotto così i due poveri cani?

La zona è veramente impervia – riferisce Alessio Di Dino a GeaPress – Non credo che quei cani siano arrivati nei luoghi prima che venisse loro sparato. Come avrebbe fatto poi, quello paralizzato?“.

Una delle prime ipotesi è che i due cani siano stati in quale maniera catturati, legati per le zampe posteriori e poi centrati dalla fucilata una volta appesi a testa in giù sul fiume. Di certo una fine tremenda, finanche insolita nell’ampio panorama che purtroppo caratterizza i numerosi episodi di maltrattamento di animali in Italia. Una legge lacunosa e di certo non efficace. Finanche nel caso di crimini più efferati, è impossibile l’arresto in flagranza di reato, mentre l’ipotesi detentiva a conclusione dell’intero iter giudiziario, è più un facile spot privo di contenuti che non una reale possibilità. Le pene reclusive, infatti, sono ben al di sotto della soglia di punibilità. Non a caso il reato di maltrattamento ed uccisione di animali è entrato a piano titolo nella recente polemica in merito al Decreto Legislativo in fase di approvazione che prevede la non punibilità di alcuni reati. Uno snellimento dei carichi giudiziari, per un reato che già così come è non serve tantissimo.

Sul perchè di una fine così atroce per i due cani di Fiumelato, non si saprà probabilmente niente, tranne sviluppi delle indagini dei Carabinieri. Nei luoghi, si avvertiva  la presenza di alcuni pastori, ma anche in questo caso, in mancanza di indizi, è impossibile fare supposizioni. Di certo, per soccorrere il povero cane, si è dovuto ricorrere alla presenza di un volontario animalista.

Sono molto preoccupato – ha aggiunto Alessio Di Dino – Spero a breve di avere notizie più definite sul suo stato di salute e se dovrà essere operato, ma non sappiamo come fare per la degenza che si prospetta di certo molto lunga.  Approfitto per fare un appello. Dateci una mano per uno stallo temporaneo, non sappiamo veramente come fare, considerati tutti i problemi che il randagismo genera ogni giorno“.

I pallini presenti nel corpo del cane, sono di piccolo calibro. Secondo alcune voci, il corpo del primo animale sarebbe stato avviato allo smaltimento.
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