GEAPRESS – Vi è finanche il sospetto che il mangiare rinvenuto nelle ciotole fosse in realtà del tipo da destinarsi alle galline. E invece nella fattoria didattica, vi sarebbe stato un allevamento di cani con ben 365 animali. A gestire la “fattoria” dove si svolgeva anche la Pet Therapy, nel Comune di Cittanova, in provincia di Modena, una coppia che fino a poco tempo addietro aveva posseduto un noto negozio di animali. Poi la nuova ispirazione commerciale. Una struttura di Pet theraphy accreditata dalla Provincia, con annesso un allevamento di cani. Ad intervenire, a seguito di segnalazioni e lunghe indagini, la Polizia Municipale di Modena e del Distretto ceramico (Maranello, Formigine, Fiorano e Sassuolo) su disposizione della Procura della Repubblica di Modena. Due operatrici di polizia si erano finte acquirenti ed è stato così possibile riscontrare quanto segnalato.

Cavalli, pony, conigli e galline sono stati lasciati nei luoghi perchè risultati tenuti in condizioni idonee. Per tutti i cani, invece, è scattato il trasferimento. Secondo indiscrezioni pervenute, sembra che la difesa si stia apprestando a fare ricorso.

Nella struttura lavoravano operai di origine romena sui quali si dovranno accertare i permessi di lavoro (dovrebbero essere stati pagati circa 5 euro l’ora). Di fatto, era possibile individuare tre aree. Un centinaio di cani detenuti in un solaio che, stante le prime risultanze investigative, risulterebbe privo di luce naturale e con scarsa presenza di luce artificiale. Altri 150 erano invece nel piano sottostante, le gabbie erano costituite pure da vere e proprie conigliere. Il tutto tra rumori e forti odori. Nelle ciotole del cibo forse anche tracce di mangime per galline e nel frigo pane duro ammuffito.

Poi i cani all’esterno. Pere gli inquirenti gli animali stavano in gabbie strette e lunghe e con il terreno privo di opportuni adattamenti utili a consentire il corretto smaltimento delle deiezioni. Questi ultimi animali stavano di fatto al freddo. La temperatura, al momento dell’ispezione iniziata mercoledì scorso e conclusa, prima delle misure di sequestro, solo il giorno dopo, era di circa un grado. Le ciotole, infatti, sarebbero risultate con un blocco di ghiaccio. Nelle stanze interne, invece, l’acqua era spesso mancante o melmosa. Situazioni da verificare anche sotto il profilo psicologico. I cani, infatti, avevano comportamenti stereotipati dovuti alla detenzione, apparivano terrorizzati e per trasferirli gli agenti hanno dovuto prenderli in braccio. Erano tutti tremanti e non abituati al contatto umano.

Gli inquirenti sono arrivati all’allevamento dopo un mese di indagini, scaturite da segnalazioni di clienti. Parrebbe, infatti, che venissero venduti cuccioli sotto la soglia di età prevista dalla legge. Gli inquirenti sospettano che le numerose fattrici e, comunque, i cani inizialmente presenti, provenivano dall’est Europa. L’allevamento di Cittanova aveva, però, ormai raggiunto l’autosufficienza. Mentre gli operatori di Polizia Giudiziaria erano nei luoghi, ben due cagne hanno partorito, mentre almeno altre sei lo avevano fatto negli ultimi giorni. Sembrerebbe che le nascite fossero assai frequenti.

L’unico punto ove i cani risultavano essere detenuti in condizioni lievemente migliori era nell’area dedicata ai Golden retriever, forse perchè destinati alla Pet therapy. Le indagini, intanto, continuano e fino ad ieri sera personale della Polizia Giudiziaria ha nuovamente visitato i luoghi. Parrebbe che ben pochi cani fossero provvisti di microchip o comunque, secondo indiscrezioni assunte, non compatibili con quelli predisposti per l’Italia del nord.

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