GEAPRESS – Ci mancava solo vederlo mangiare pesce crudo di un ristorante giapponese. Il Ministro della Salute Ferruccio Fazio si è poi aggiustato …. con la mano (!) ed ha dichiarato che il sushi dei ristoranti giapponesi italiani è sicuro, mentre per gli altri prodotti, ad esempio la soia, basta guardare la scadenza…. (!?).

L’incredibile performance mangereccia del Ministro Fazio è avvenuta nel corso della trasmissione di Radio2 “Un giorno da Pecora” condotta da Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro. Qui il Ministro ha poi rassicurato sulla nube filo nipponica che svolazza, sui cieli italiani. Nessuna nube tossica, avrebbe detto, ma solo correnti d’aria non pericolose. Per ora è così, poi si vedrà. Intanto, in Giappone, ancor peggio di come siamo abiutati a vedere spegnere un incendio estivo, le centrali nucleari continuano a scoppiettare.

Fazio, però, nel corso di questi mesi ne ha fatte passare altre. Per ben due volte ha derogato al divieto di utilizzare uccelli acquatici per il prelievo venatorio. Il divieto era dovuto alla prevenzione dell’influenza aviaria, quella dei 24 milioni di vaccini per i quali la Corte dei Conti ha censurato il Ministero per il contratto da 184 milioni di euro con la Novartis, la multinazionale del farmaco sperimentato sugli animali.

Nonostante il virus dall’H5N1 sia stato recentemente rinvenuto in Bulgaria e si sia endemizzato in un paese notoriamente stabile e dalle solide informative sanitarie (ovvero …. l’Egitto!), i cacciatori italiani sono stati autorizzati ad andare con le papere nei laghi a sparare ad altre papere per portarsele a casa. Vale la pena ricordare che sono proprio gli uccelli acquatici i principali imputati della veicolazione del virus. Sicuramente il Ministro avrà sentito le autorità europee e, pertanto, è tutto a posto.

Peccato, però, che quando le autorità europee vietano, ad esempio, l’amputazione di code e orecchie di cani, lui intervenga in maniera non esattamente linerare. Mentre l’Italia, infatti, non si è opposta al provvedimento sancito da una Direttiva europea vecchia di 24 anni che vieta taglio di code e orecchie (in Italia, per i tagli…, entrerà in vigore il prossimo primo luglio!), il Ministro prende ancora una volta per mano la questione ed anche se teoricamente non cambia niente (il divieto è infatti europeo) di fatto rovina tutto. Ecco perchè.

La Direttiva Europea, vieta interventi chirurgici sia che modificano l’aspetto degli animali da compagnia, che per scopi non curativi. La Direttiva Europea ammette però eccezioni. Appunto, in via eccezionale!

Cosa fa il Ministro? In una recente nota sottolinea come gli eccezionali interventi possono praticarsi nei cani da lavoro o in attività venatoria. Il medico veterinario, pertanto, può rilasciare un certificato nel quale si evincano le ragioni dell’intervento amputativo.

Cosa è un cane da lavoro? Non c’è una legge.
Chi deciderà se il cane è da lavoro? Il Veterinario, teoricamente anche una Yorkshire è da lavoro se riabilitato alla sua originaria funzione, ovvero quella di catturare topi.
Quali sono le ragioni che decideranno il taglio? Non è scritto da nessuna parte, lo dirà il veterinario.
Chi saranno i veterinari abilitati? Tutti.
Quale limite numerico è imposto per ogni veterinario? Nessuno.
Potranno tagliuzzare solo code? No, teoricamente anche le orecchie, visto che quanto di relativo agli interventi di caudotomia (taglio coda) il Ministro li prende in consideraizone “in particolare” e non in forma esclusiva.

Il Ministro però precisa che le ragioni dell’intervento amputativo devono essere rilevate da un Medico Veterinario. Meno male.

Sulla questione interviene La Lega Nazionale per la Difesa del Cane, la quale ha espresso il proprio sconcerto per la nota diffusa dal Ministro della Salute.
Di fatto – commenta Laura Rossi Presidente LNDC – si tenta di introdurre un principio per cui i cani sono tutti uguali ma alcuni sono meno uguali degli altri“.

Per Laura Rossi il tentativo di derogare ad una norma di civiltà ed a tutela della salute degli animali, troverà la ferma opposizione in ogni sede della Lega Nazionale della Difesa del Cane.

Speriamo, pertanto, che il provvedimento del Ministro venga impugnato, viceversa ogni sede sarà quella di ogni singola operazione di ogni singolo veterinario italiano sul quale, però, il Ministro ha per intero scaricato la responsabilità di quanto scritto nelle motivazioni.

In concreto, saputo di un intervento chirurgico, bisognerà denunciare il Veterianio in base all’art. 544/ter del Codice Penale che, tanto per prenderci in giro, sosterrà che il professionista abbia voluto, per crudeltà o senza necessità (ovvero con l’intenzione di maltrattare) amputare la coda o le orecchie di un cane da caccia, come di un Doberman, se da lavoro. Rischiando cosa, poi? Gli effetti di una legge gravemente lacunosa la cui applicazione non ha fino ad ora portato ad alcuna condanna esemplare. Questo perchè, semplicemente, così come è fatta non può prevederla. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).