GEAPRESS – Beethoven  era di nessuno. Stava nelle Murge di Matera, ormai otto anni addietro. Un giorno, forse, ebbe da ridire con un cinghiale e nel corso di una riunione animalista, il suo tutore chiese aiuto. Beethoven, ancora in effetti senza nome, è ferito. Una complicata operazione chirurgica ma il bel cagnolone che tanto assomiglia al famoso protagonista canino di omonimo film,  trova in quella occasione  una casa. Non fu, comunque, un’adozione immediata. Margherita e la sua famiglia non volevano all’inizio tenerlo. Era morto Jack, il precedente cagnolino, ed avevano sofferto. Cambiarono però idea quanto furono stufi di sentirsi sollevare “difetti” da ogni possibile adottante. Beethoven era bello così. Senza standard, senza razza. Marrò, bianco, un po troppo basso per essere un San Bernardo, un po troppo alto per essere un Breton. Ma cosa importa, pensò Margherita e la sua famiglia. Per Beethoven arrivò la tranquillità e 120 metri quadrati di terrazzo dove passare le belle giornate di sole.

Tranquillo ed a volte turbato. A quanto pare qualcuno lo aizzava, ed a nulla erano valsi i richiami di Margherita. Beethoven, dal canto suo, continuava a dare tanta felicità. La sera, accucciato proprio innanzi al televisore ed il giorno, al rientro di Margherita, sporco di rossetto. All’uscita della scuola, quando gruppi di studenti passavano da quella strada, Beethoven era irresistibile. Lo sguardo da cucciolo, nonostante i suoi 48 chili, e le guaciotte piene. Baci di ragazzine, nonostante la recinzione. Beethoven, era proprio uno che si faceva amare. Praticamente irresistibile.

Nel frattempo entra in vigore la famosa riforma del condominio. Margherita e l’intera famiglia si sentono più al sicuro. Beethoven si era attirato le antipatie di intolleranti. Minacce, forse velate dall’appartenenza in famiglia di chi dovrebbe impedire. Fanno capolino parole tremende. “Polpette” e sussurri alle orecchie durante le riunioni di condominio. Minacce a quanto pare poi urlate innanzi a testimoni. Minacce che avrebbero coinvolto anche chi forse era meglio non apparisse.

Infine, Beethoven sta male. Una prima ed una seconda volta. Il sedici dicembre, perde qualche goccia di sangue. Inizia il calvario. Il cane è grosso, forse hanno impastato male quella polpetta. Alle 10.30 della Vigilia di Natale, Beethoven va via.

Chissà dove è volato il povero Beethoven. Forse è di nuovo nelle Murge. Di nuovo randagio, oppure non si è mai allontanato da Margherita e dalla sua famiglia.

Ai Carabinieri il compito di vagliare la denuncia. Al Comune di Matera una petizione. A fronte di 230 euro, Margherita, per portar via  a norma di legge il povero Beethoven, si è vista apparire gli addetti con un bidone tipo spazzatura. “Rimozione carcassa”. Forse tecnicamente si chiama così, oppure no. Di certo per chi lo ha amato, vederlo “carcassa” e nel bidone è come vederlo ucciso di nuovo.

Per il “ritiro carcassa” c’è l’obbligo dell’inceneritore. A Matera, nessuna alternativa sepoltura. Che brutte cose. Veleno, carcassa, smaltimento. Beethoven non  lo meritava proprio. Né lui, né come Margherita e la sua famiglia. A noi Beethoven piace ricordarlo sporco di rossetto. Ce lo immaginiamo festoso con tutti quei ragazzini di chiassosa allegria. Per altri, chissà. Mani pericolose, sicuramente. Sarebbe bello andare tutti quanti con i cani, dice una animalista di Matera, e stare in quel posto. Senza minacciare, senza intimorire. Bassezze dell’animo umano. Beethoven era veramente superiore a tutto ciò.

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